[Politiche per l'innovazione] La web community degli innovatori: uno strumento inedito per la creazione di cultura collettiva 21 Aprile 2004
Posted by vpiersanti in imprese, politiche per l'innovazione.trackback
di Giuseppe De Rita
Il declino che investe il sistema economico italiano non può essere considerato ineluttabile anche se in crisi non è solo il mercato ma i modelli, le strategie e i protagonisti che dovrebbero alimentarlo. E’ necessario, allora, isolare ed analizzare i processi in corso ed esplorare nuove ed inedite strade in grado di portare al governo della crescente complessità.
Il primo processo riguarda la trasformazione morfologica del sistema imprenditoriale. Di fatto, in Italia, non esiste più la grande industria e la produzione è sostenuta da una manciata di aziende di medie dimensioni e da una moltitudine di piccole e piccolissime aziende distribuite sul territorio nazionale. Il primo gruppo, di circa 200-300 aziende, è costituito da nomi quali Merloni, Bombassei o Polegato e sta dimostrando di avere le capacità non solo di competere a livello internazionale ma anche di essere leader di innovazione nei diversi mercati di riferimento. Più complessa è invece la realtà delle piccole e piccolissime aziende dalla quale arrivano sì segnali di vitalità ma anche di disorientamento e di preoccupazione. Tradizionalmente, infatti, i piccoli imprenditori trovavano nei rapporti con la grande impresa – di fornitura, di subfornitura, di clientela o, semplicemente, di prossimità territoriale – l’occasione, spesso mediata dalla semplice emulazione, per condividere i processi innovativi. La crisi del modello distrettuale, il ridisegno, in conseguenza della delocalizzazione, delle filiere produttive ha, infatti, drasticamente aumentato i gradi di separazione tra la piccola e la media azienda lasciando la prima senza punti di riferimento in balia di dinamiche di mercato sempre più turbolente e selettive. Le nuove forme in cui il territorio ridisegna il suo rapporto con il globale e con il locale mettono quindi in difficoltà quel modello di capitalismo molecolare e diffuso che ha determinato la fortuna della nostra economia nei decenni passati, lasciandolo senza più elementi ed occasioni di condensazione.
Il secondo processo rimanda al mancato passaggio, nei nostri territori, dal policentrismo confuso ad una poliarchia responsabile in grado di federare interessi collettivi e quindi di creare una cultura collettiva dello sviluppo locale. Sulla natura policentrica del nostro Paese, iscritta a livello di DNA, non è probabilmente necessario tornare se non per mettere in evidenza come l’attuale policentrismo imperfetto porti alla moltiplicazione di attori locali spesso in conflitto fra loro e finisca per rallentare la fase di operativizzazione delle policies, tradendo una immaturità di fondo, dei soggetti coinvolti, e una persistente resistenza ad adottare una logica di co-azione basata su logiche di negoziazione e di scambio. Le stesse tecnologie telematiche, strumento di razionalizzazione e modernizzazione dello stato funzione, sono state fino ad oggi prevalentemente utilizzate in una logica puramente istituzionale per cui a livello territoriale convivono i portali dei diversi soggetti locali i quali, quasi colpiti da un presbiopia telematica, sono più impegnati a rafforzare le reti lunghe e i rapporti con i soggetti lontani che a proporre iniziative e progetti comuni a livello locale. Sono pochissime, ma di eccellenza come E-cremona, quelle esperienze che nascono invece in una logica di portale territoriale, e quindi come risultato progettuale delle diverse autonomie locali e funzionali esistenti, restituendo un servizio efficiente ed uno strumento operativo di confronto e di lavoro. Anche da questa prospettiva appare evidente la necessità di fare coagulo per lo sviluppo attorno a interessi condivisi attivando meccanismi di intreccio, razionalizzazione e condensazione del tessuto soggettuale grazie ai nuovi strumenti offerti dalla tecnologia.
Il terzo processo, anche questo di lunga deriva, investe il tema della rappresentanza e della leadership a livello locale. Abbiamo già evidenziato come l’esplosione dei distretti abbia radicalmente cambiato il sistema interno delle relazioni e delle comunicazioni. La leadership della media azienda non si esercita più a livello territoriale ma all’interno dei cluster internazionali lasciando il territorio orfano di riferimenti e di soluzioni da emulare. La perdita di prossimità con i tradizionali leader dell’innovazione è accompagnata anche dalla polverizzazione della rappresentanza a livello locale come conseguenza dell’incapacità dei soggetti tradizionali di rinnovarsi e di federare interessi nella nuova architettura territoriale distribuita e poliarchica. Le indagini del Censis degli ultimi anni sui sistemi produttivi locali (dal triveneto alle Marche e alla tecnologica Etna valley), svolte utilizzando metodologie di network analysis finalizzate a misurare a livello locale la relazionalità e la propensione alla collaborazione, la natura dei legami interni al territorio e la leadership dell’innovazione, hanno evidenziato la frammentazione delle logiche tradizionali di rappresentanza e l’emergere di nuovi soggetti aggregatori su temi specifici e temporanei. Per stare dietro ai processi innovativi, per essere aggiornati sulle nuove tecnologie ed introdurre l’innovazione in azienda gli imprenditori si rivolgono prevalentemente ai singoli professionisti esperti o agli stessi altri piccoli imprenditori piuttosto che alle tradizionali agenzie o associazioni locali.
I processi appena descritti evidenziano le difficoltà, a livello locale, che scaturiscono dalla convivenza di due dinamiche solo apparentemente contrapposte: quella basata su logiche di prossimità, caratterizzata dalle reti corte e dai legami forti, e quella basata sulle logiche di simultaneità, dalla relazionalità impostata sulle reti lunghe con legami deboli Per l’impresa e per le istituzioni l’accesso alle informazioni, alle nuove competenze, ai servizi e alle opportunità professionali ed imprenditoriali è mediato dall’accesso a reticoli strutturati o a cluster temporanei intorno ad interessi specifici. Senza simultaneità il nostro capitalismo molecolare muore rimanendo isolato e sopraffatto dalle ciniche dinamiche di mercato. Senza prossimità si perdono i punti di riferimento e di confronto.
In questo contesto si inserisce l’iniziativa della newsletter degli innovatori Le nuove tecnologie riescono, infatti, a coniugare sia la logica di prossimità, mediata dalle reti, sia la logica di simultaneità mettendo in comunicazione sincrona i diversi ambiti di riferimento. Le nuove tecnologie di rete, ed internet in particolare, sono, inoltre, un formidabile strumento per la creazione di network perché riducono le distanze e creano prossimità ma soprattutto perché accelerano e amplificano gli scambi e le relazioni all’interno delle comunità. Quando la telematica è usata per far comunicare persone ed imprese e cioè per scambiare e-mail, per discussioni, per sviluppare progetti comuni la crescita del network sociale non è più semplicemente proporzionale al quadrato degli utenti ma è esponenziale.
Conoscendo i nostri imprenditori, i nostri amministratori e decisori locali e la loro innata diffidenza verso le occasioni di creazione di cultura collettiva, la nostra iniziativa non è impresa facile. Ma la proposizione di uno strumento che si rivolga direttamente all’universo ricco ma disperso di innovatori non vuole neanche essere un semplice esercizio di stile ma una azione concreta per sperimentare inedite forme di cooperazione e di competizione.