La tecnologia, dall’azienda al territorio 22 Novembre 2004
Posted by vpiersanti in finanziamenti e bandi per imprese, imprese, tecnologia.trackback
di Gianni Dominici – Fondazione Censis
In particolare, per quanto riguarda l’implementazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle piccole e medie imprese e nei distretti produttivi, è importante chiarire che le aziende di questa natura hanno delle necessità tecnologiche specifiche. Si tratta di un’evidenza che però non è stata colta da subito dal mondo dell’offerta e neppure, se vogliamo, da quello della “politica”. E questo ha determinato in un caso un gap fatto di problematiche e linguaggi che sinora ha separato il mondo delle tecnologie digitali da quello delle PMI e, nell’altro caso, politiche e incentivi che con difficoltà riescono a tenere nella giusta considerazione i limiti e le necessità reali della piccola impresa.
Le PMI hanno necessità informatiche molto particolari. Generalmente il loro apparato produttivo non è legato a sistemi informatici centralizzati, ma piuttosto a sistemi periferici. La produzione dispone cioè di macchinari a controllo numerico gestiti dall’operatore e coordinati dalle direttive impartite dai responsabili di produzione e, nell’ ufficio tecnico, i progettisti sfruttano le proprie postazioni usando applicativi in locale. Se questo è il modo prevalente in cui si produce e si lavora all’interno delle imprese manifatturiere di piccole dimensioni è evidente che le applicazioni informatiche hanno poco spazio di azione.
La richiesta tecnologica nelle PMI è concentrata quasi completamente nella struttura amministrativa e gestionale dell’azienda. L’automazione degli ordini, del magazzino, delle commesse, delle procedure di qualità e di tutta la sezione amministrativa richiedono, infatti, notevoli risorse. Da ciò si fanno sempre più frequenti, oltre ai software di management più o meno complessi, le soluzione condivise con altre aziende per il backup, l’archiviazione e la gestione dei dati.
Il quadro che si va delineando sul piano tecnologico evidenzia, dunque, una realtà tecnologicamente ricca e in forte evoluzione. Evoluzione che investe anche l’offerta che in primo luogo si avvicina alle imprese in termini di soluzioni proposte e di costi.
Le soluzioni si fanno meno rigide e modulari, acquistabili in momenti diversi e all’occorrenza, ma soprattutto maggiormente integrabili con altre applicazioni.
Poche risorse, esigenze specifiche e molto diverse tra loro è in estrema sintesi ciò che caratterizza la domanda di ICT da parte delle piccole realtà imprenditoriali. Da qui, l’origine del successo dell’offerta open source che si caratterizza per tre specificità che ne stanno determinando una buona diffusione anche in Italia.
In primo luogo il software libero, in opposizione al software proprietario, basando la sua stessa produzione e distribuzione sull’apertura del codice sorgente e sulla sua accessibilità e modificabilità riesce a ridurre i costi dovuti alle royalties sulle licenze, vantaggio che certo va incontro alle necessità delle imprese oltre a permettere evidenti benefici in termini di trasparenza e sicurezza, non dipendenza da un unico fornitore, elevata riusabilità delle soluzioni.
In secondo luogo, il modo stesso in cui i software di questo tipo vengono prodotti dà spazio e si avvantaggia della possibilità di elaborazione collettiva. Un tale processo determina dunque dei benefici di natura culturale. Come dice qualcuno l’open source è una filosofia, senza spingersi sino a questo punto è sufficiente riconoscere che un tale approccio alle tecnologie al loro uso e alla loro produzione facilita i processi di condivisione, diffonde la logica del miglioramento continuo.
Senza contare poi le possibilità offerte al mercato It italiano in cui le piccole software house che, per ovvie ragioni, non hanno una autonoma capacità di sviluppo di software proprietari, possono giovarsi della possibilità di partecipare all’elaborazione collettiva del software, ma anche di acquisire, di sviluppare in versioni migliorate i programmi open source esistenti o di personalizzarli per i propri clienti.
Vi è poi un’altro passo avanti che l’offerta sta facendo rispetto alle specificità delle PMI, chi le tecnologie le produce sta investendo sempre di più nella rimozione dei limiti culturali, maggiore empasse per le imprese.
Sono sempre più numerose le iniziative che puntano alla semplificazione dei linguaggi fornendo alle imprese tutte le informazioni che a loro servono per muoversi in settori e con argomenti per loro estranei e complessi. Per convincere gli imprenditori dei vantaggi offerti dall’informatica alle strategie aziendali l’offerta inventa esposizioni viaggianti di possibili applicazioni tecnologiche ai diversi casi aziendali, racconta di best practices in cui l’applicazione di ICT ha creato vantaggi tangibili, manda in una sorta di porta a porta i propri agenti per spiegare, seguire e accompagnare i processi di digitalizzazione.
Per quanto preoccupante sia lo stato dell’arte gli scenari tracciabili in termini di ICT sono decisamene incoraggianti. Prendendo a prestito il global networked business model sviluppato dalla Cisco (la più grande azienda al mondo nel settore delle tecnologie di rete) è, infatti, possibile immaginare in che direzione potranno evolversi i consumi digitali delle imprese e quali cambiamenti questi dovranno comportare negli stili di gestione e nelle modalità di lavoro.
La costruzione del capitale digitale, all’interno dell’azienda, segue, secondo questo modello, una logica lineare basata su cinque distinti livelli di progressiva messa in rete del capitale aziendale. Al primo livello viene indicato l’utilizzo effettivo delle e-mail per le comunicazioni sia interne che esterne all’azienda; all’ultimo livello viene riproposta la logica dell’impresa a rete in grado di dilatarsi, grazie alle tecnologie telematiche, nelle dimensioni territoriali ed organizzative.
Promuovere l’innovazione all’interno delle piccole imprese significa, in questo ambito, attivare l’intero territorio, in termini di soggetti attivi per lo sviluppo, al fine di individuare e condividere strategie comuni di lavoro, di mettere in cantiere iniziative e progetti concreti di sviluppo.