Innovazione e diffusione dell’innovazione, la nuova Pa 8 Dicembre 2004
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di Marta Pieroni – Ricercatrice Rur-Censis
Due movimenti innovatori nella PA
Due movimenti di innovazione animano oggi le pubbliche amministrazioni. Da un lato un processo di innovazione interna, capace di rendere “sostenibile” la crescente complessità con cui si confrontano gli enti pubblici, un’azione consapevole volta a rispondere in modo positivo ad una realtà in costante mutamento, approfittandone per migliorarsi e ad elevare la qualità del rapporto con la cittadinanza. Dall’altro un’azione che fa seguito alla necessità di favorire una certa direzione al cambiamento, “guidare” l’innovazione sul territorio, cercando di valutarne qualità e implicazioni consentendo alle qualità ritenute positive di diffondersi. Dai processi di innovazione interni ed esterni, l’uno di messa in discussione di principi dominanti, l’altro di accompagnamento sulla base di una vision condivisa nasce la costruzione di una nuova realtà. Ingredienti necessari sono l’affermazione di una moderna cultura organizzativa, di reti per la diffusione e condivisione delle competenze e di un sistema di fiducia nei nuovi usi delle tecnologie.
Una nuova cultura organizzativa
L’innovazione è secondo un’efficace definizione data dalla comunità di innovatori costituitasi attorno al Dipartimento della Funzione Pubblica, un “cambiamento intenzionale che comporta un miglioramento duraturo nei risultati e negli effetti delle politiche pubbliche, capace di rendere affidabili le amministrazioni nei confronti dei cittadini e delle imprese”[1]. L’innovazione intesa come processo intenzionale è quindi “governo” del cambiamento, in funzione della semplificazione e del miglioramento del vivere comune.
Alla base delle politiche di innovazione di recente attivate, è comune la messa in discussione di principi consolidati in favore di nuovi valori. Innovare, in questo senso, significa favorire l’affermarsi di nuovi insiemi di opinioni circa i valori di fondo che definiscono l’identità e l’azione della Pa, le finalità che deve perseguire, la visione del contesto in cui opera, quindi anche le strutture, le strategie e gli strumenti di intervento.
Il modo di fare comunicazione pubblica è in effetti cambiato, a partire dall’introduzione di nuovi concetti, primi fra tutti quelli dell’accesso e della trasparenza, dell’accoglienza e dell’ascolto, dell’accessibilità e dell’orientamento all’utente. Prima sulla carta, poi negli uffici e attraverso gli strumenti di comunicazione a distanza questi concetti si stanno affermando e stanno modificando il modo in cui cittadini e amministrazioni si relazionano. Ormai si sono “sedimentate” e non appartengono più ad una ristretta cerchia di “illuminati”, una serie di considerazioni circa la necessità e l’importanza di un processo di innovazione e riforma della Pa. Per rendere agevole questo passaggio è stata importante la presenza di reti di soggetti propugnatori dei nuovi principi. Parte di questo “movimento di innovazione” sono la comunità degli “urpisti” collegatisi attorno al sito www.urp.it, dell’Urp degli Urp, e il progetto “Cantieri” del Dipartimento della Funzione Pubblica, anch’esso con un proprio sito e proprie iniziative. I veri “paladini” della riforma sono e saranno coloro che, ostacolandone l’autoreferenzialità, si impegneranno in progetti concreti in grado di indurre un cambiamento anche culturale, che porti ad interiorizzare l’importanza delle tematiche di orientamento e centralità del cittadino.
Nuovi non devono essere solo la mentalità, l’atteggiamento o le singole procedure ma anche le soluzioni organizzative individuate che devono fondere ambizione, creatività e propensione alla collaborazione. Immaginare, ad esempio, la nascita di società di scopo per la gestione di progetti ad ampio raggio, creare gruppi di lavoro misti pubblico-privato per individuare soluzioni per lo sviluppo della città, sono sintomo di un’amministrazione sempre meno referenziale e sempre più consapevole del suo ruolo. A titolo di esempio si può citare l’esperienza del Comune e della Provincia di Cremona che hanno deciso, ampliando il numero dei soggetti già operanti nella rete civica, di costituire una società ad hoc, Net People, per gestire il nuovo portale territoriale e di servizio. Ma è significativa anche l’esperienza di molti comuni che stanno realizzando un Piano Strategico frutto della discussione con tutti i soggetti attivi sul territorio e con i cittadini.
Costruzione di reti: diffondere l’innovazione sul territorio
Non è dal territorio, il più delle volte, che provengono gli stimoli innovativi. Molte realtà rimangono spesso chiuse in se stesse, o semplicemente incapaci di sperimentare e rischiare su nuove prospettive. L’impegno della Pa all’innovazione può creare proprio questo: un constesto affidabile dove immaginare un futuro diverso e sperimentare nuove soluzioni.
Il ruolo della pubblica amministrazione è cambiato: con la perdita del monopolio del servizio pubblico si tratta solo di uno degli attori di un network che entra in contatto con il cittadino per l’offerta di servizi. Più questi attori sono tra loro efficacemente connessi, più l’azione di ciascuno risulta efficace. La politica di government territoriale deve accompagnarsi ad una altrettanto articolata politica di governance, capace di sviluppare un più allargato sistema di dialogo tra governo e società civile.
La pubblica amministrazione sta iniziando a capire che l’utilità delle tecnologie nei contesti innovativi sarà misura della capacità di favorirne uno sviluppo coerente con le nuove caratteristiche di pluridirezionalità e reticolarità di uno Stato non più autoreferenziale e totalizzante ma che risponda in modo nuovo alla crescente complessità sociale e sappia delegare, ascoltare e favorire la nascita di nuovi centri “guida” dell’innovazione. Il modello dei centri di competenza su temi specifici promossi da enti pubblici e partecipati da privati conferma la portata innovativa del lavoro collaborativo: si mettono a sistema competenze esistenti sul territorio, si definiscono comuni obiettivi e si favorisce la crescita del capitale sociale territoriale.
Si pensi al tema dell’open source. Alcune realtà territoriali stanno sperimentando nuove soluzioni software a codice aperto, frutto della collaborazione di più soggetti, pubblici e privati. La Regione Toscana ha progettato la nascita di un centro di competenza regionale sull’open source, per porsi come stimolo per l’individuazione di soluzioni nuove, comparabili, riutilizzabili ed adattabili ad esigenze diverse, aggregando a sé competenze già esistenti. Identico discorso può essere fatto sul tema dei servizi. Creare portali integrati, frutto di collaborazioni, può essere di stimolo all’attivazione di dinamiche innovative nelle società concessionarie di servizio pubblico. Lo stesso avviene, con le aziende di promozione turistica, con la nascita di portali tematici sul turismo e l’accoglienza.
Costruzione di un nuovo sistema di fiducia
La Pa che intende rinnovare se stessa deve permeare di innovazione il territorio e creare fiducia verso gli strumenti e le procedure telematiche. La nuova pubblica amministrazione, specie quella locale, si pone quindi come contesto dove fruire di informazioni e servizi in modo diretto (disponibili sul sito Internet istituzionale) e indiretto (disponibili su portali frutto della collaborazione pubblico-privato o su portali esterni). Ma non basta che un comune metta a disposizione un servizio di pagamento on line dei tributi, se non si pone il problema di come portare i cittadini a considerare il pagamento on line una valida alternativa ad altre modalità, assicurando la sicurezza delle transazioni e sottolineando il vantaggio di poter agire direttamente da casa. Per questo la qualità dei siti web istituzionali e della comunicazione da essi veicolata è un elemento fondamentale nell’ottica degli attuali processi di rinnovamento. Molto è stato fatto su questo fronte negli ultimi anni, molto indubbiamente c’è ancora da fare. Secondo l’indagine Rur-Censis sulle Città Digitali in Italia del 2004, la qualità dei siti di regioni ed enti locali sta crescendo al Nord (i migliori siti regionali e comunali sono al Nord Ovest, i migliori siti provinciali nel Nord Est) e al Centro, mentre più in difficoltà è il Sud, dove le informazioni sono spesso incomplete, non del tutto affidabili e i servizi forniti poco interattivi e molto autoreferenziali (tab.1).
Tab.1 – Valore Indice sintetico Città Digitali*. Per macroaree regionali
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Regioni |
Province |
Comuni capoluogo |
Altri comuni |
Media generale |
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|
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|
Nord-Est |
60 |
56 |
55 |
40 |
53 |
|
Nord-Ovest |
70 |
52 |
56 |
40 |
54 |
|
Centro |
61 |
51 |
51 |
38 |
50 |
|
Sud e Isole |
51 |
40 |
40 |
35 |
41 |
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* Val. max = 100
[1] Dipartimento della Funzione Pubblica, “Proposte per il cambiamento nelle amministrazioni pubbliche”, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2002 (pag.19)
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