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Come formare gli “animatori di reti territoriali” 25 Dicembre 2006

Posted by vpiersanti in [nuove professioni], distretti produttivi, reti sociali.
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di Davide Biolghini – Teos, Forum Cooperazione e Tecnologia

È l’“albero della net-conoscenza” la metafora scelta per rappresentare il sistema di competenze connesse al “fare rete”. La capacità di cogliere nel territorio quei segnali,deboli e forti, dai quali poter generare connessioni e valorizzare differenze; il saper accompagnare una rete di Attori verso la definizione di obiettivi condivisi mediando fra diversi vincoli, ruoli e obiettivi specifici; l’abilità di facilitazione e mediazione legata alla gestione di gruppi siano essi virtuali o reali, comunità professionali o gruppi in apprendimento: sono solo alcune delle competenze emerse dallo studio “Sviluppo del territorio nella new e net economy”, che Studio Teos e Forum Cooperazione e Tecnologia hanno condotto per isfol.

Qualche tempo fa ci è stato chiesto da ISFOL di cercare di rispondere ad alcuni degli interrogativi emersi in una nostra precedente ricerca 1 possibile ruolo della Pubblica Amministrazione nello “sviluppo” dei territori attraversati dalla NetEconomy2:

1) Qual è lo stato dell’arte rispetto al modello d’uso delle tecnologie di rete nell’ambito di progetti ed iniziative collegate alle reti di imprese e ai rispettivi territori di riferimento?3

2) Quali sono i fattori di successo di esperienze e iniziative che sono state pensate, progettate, gestite, secondo una logica di rete?

3) Quali possono essere i percorsi formativi, “istituzionali” e non, orientati a sviluppare capacità/competenze che abbiano un riferimento più o meno diretto con la gestione di progetti integrati di sviluppo locale “in rete”?

Queste domande partono dall’evidente presupposto che sarebbe necessaria una stretta relazione fra sistema organizzativo (o meglio reti organizzative4 ) e relative esigenze in termini di know how e competenze disponibili.

E’ quindi opportuno chiedersi se e in che misura le figure attualmente in “uscita” dal sistema Istruzione-Formazione Professionale siano già in grado di supportare/sollecitare i percorsi di innovazione indirizzati da una logica di rete, organizzativa e non solo tecnologica: secondo tale logica sarebbe infatti necessario che alle competenze di natura puramente tecnico-operativa si accompagnino competenze orientate verso le caratteristiche delle nuove realtà (reticolari e non autocentrate), in cui le figure formate si inseriranno: ad es. le reti territoriali di attori collegate a specifici temi.

Sulla base di questi interrogativi è stato avviato un percorso di ricerca che si proponeva di definire modelli di competenze, in grado di supportare Attori di diversa natura, ma che hanno in comune la funzione di promuovere e accompagnare processi innovativi di sviluppo e formazione “territoriali” in rete.

I soggetti di cui parliamo sono, tendenzialmente, figure che operano non solo nell’ambito “istituzionale” della formazione professionale e dell’istruzione, ma anche all’interno di Enti quali Camere di Commercio, Agenzie di sviluppo, Associazioni di Categoria, Pubbliche Amministrazioni Locali, reti socio-solidali e che sono inoltre già attivi nel perseguire logiche di tipo sistemico e/o nel promuovere percorsi formativi e di sviluppo locale connessi alle economie reticolari.

I risultati della ricerca citata5 intendono cioè supportare figure già impegnate nella: ·

  • Ideazione e gestione di percorsi formativi secondo un’ottica sistemica e territorializzata. ·
  • Progettazione e avvio di iniziative connesse con lo sviluppo del territorio e dell’imprenditorialità orientata alla Net Economy.

Il percorso intrapreso per raggiungere gli obiettivi sopra indicati è stato caratterizzato principalmente da 3 tappe:

1) Indagine quali-quantitativa: in questa prima fase è stato innanzi tutto effettuato un censimento delle esperienze e dei progetti che riguardano iniziative con una logica di rete, di tipo formativo o legate allo sviluppo del territorio, a partire da raccolte/repertori esistenti relativi alle principali tipologie di programmi finanziati a livello nazionale ed europeo. Questa “fotografia” iniziale ha consentito di definire un quadro complessivo che ha messo in rilievo le caratteristiche principali dei diversi progetti. A tal proposito, le iniziative di tipo formativo sono state prese in esame sulla base dei seguenti aspetti: competenze acquisite attraverso il percorso; relazione fra progettazione del percorso e reali esigenze provenienti dai futuri contesti di inserimento dei partecipanti; modelli didattici utilizzati, con particolare riferimento all’integrazione tra apprendimento in aula e apprendimento “sul campo”; progettazione, promozione e gestione del percorso realizzate attraverso la partnership tra soggetti diversi. Le iniziative legate allo sviluppo del territorio sono state prese in esame sulla base dei seguenti aspetti: la presenza di politiche di sviluppo locale aperte, partecipate e territorializzate; la presenza di azioni coordinate che coinvolgano più settori di una Pubblica Amministrazione Locale o più livelli istituzionali; modelli di implementazione di nuove politiche per il trattamento di nuovi problemi sociali, economici e ambientali.

Una volta selezionate le esperienze risultate come le più interessanti e potenzialmente in grado di fornire buone pratiche trasferibili, è stata effettuata un’analisi più approfondita e dinamica delle condizioni che hanno favorito il successo delle specifiche iniziative individuate. In particolare sono stati analizzati per ogni esperienza: l’architettura del progetto, i metodi e gli strumenti adottati per la realizzazione dell’intervento, gli Attori e i ruoli dentro e attorno al progetto, i fattori critici di successo e insuccesso, le competenze e le capacità connesse alla gestione delle reti locali.

2) Classificazione dei risultati conoscitivi ed elaborazione di un modello generale e trasferibile di interpretazione: una volta raccolti i risultati relativi alle iniziative formative e di sviluppo del territorio analizzate, è stato possibile definire un modello generale che tenga conto delle variabili chiave osservate, nonché dei fattori critici e di successo delle diverse tipologie di intervento. In questo senso sono stati molto utili i momenti di confronto organizzati con Attori rappresentativi (tramite focus-group), ai quali il modello è stato illustrato allo scopo di metterne in evidenza eventuali spunti di miglioramento ed avviare più avanti, se possibile, delle azioni di sperimentazione sul campo.

3) Realizzazione/produzione di output riusabili: una volta concluso il percorso di analisi e modellizzazione, è stato possibile progettare e produrre un manuale operativo relativo ad un percorso formativo prototipale, per figure coinvolte in progetti integrati basati su una logica di rete, che potrà essere ri-utilizzato nell’ambito di specifici contesti territoriali.

LE COMPETENZE INDIVIDUATE

Quali sono dunque le competenze chiave per gestire progetti e relazioni in rete? Ci siamo chiesti in primo luogo come rappresentare i risultati conoscitivi ottenuti, anche allo scopo di renderne evidenti gli elementi principali e facilmente fruibile il contenuto.

La metafora proposta è quella dell’albero, definito “albero della net-conoscenza” (vedi figura allegata), in quanto due principi trasversali ne costituiscono gli elementi cardine: il principio della conoscenza come valore condiviso, e quello della rete che facilita i processi di condivisione, rete intesa nella doppia accezione di paradigma relazionale e di supporto tecnologico alle relazioni reticolari.

L’albero rappresenta dunque il sistema di competenze connesse al “fare rete”, ma poiché nessun ruolo può essere esercitato se non in relazione col contesto di riferimento, terreno e ambiente esterno diventano a loro volta metafora dei diversi fattori e delle diverse variabili di contesto che orientano potenzialmente l’emergere delle nuove capacità necessarie.

Il terreno rappresenta quindi l’insieme di tutte le variabili che concorrono nel favorire o ostacolare il percorso di nascita, crescita, maturazione progressiva dell’albero.

Il tronco rappresenta le competenze trasversali necessarie, indipendentemente (in parte) dalla specificità del contesto, per promuovere, gestire, sviluppare relazioni solide e durature fra i diversi Attori locali.

I rami richiamano le declinazioni specifiche di profilo, cioè le nuove competenze delle figure che si occupano di gestione di progetti e relazioni in rete in ambiti specifici (come quelli individuati nel corso della rilevazione): da una parte è emerso un ambito che abbiamo definito “Net learning – formazione integrata”, dall’altro un ambito che abbiamo definito “Sviluppo locale in rete”.

Le foglie rappresentano la dimensione più specifica delle capacità, quelle “micro-competenze” che assumono forma in stretto riferimento ad un ambito molto particolare. Infine l’ambiente esterno: esso rappresenta l’insieme delle variabili che appartengono ad una dimensione “macro” e che comunque condizionano la forma che l’albero tende ad assumere nel tempo.

Per quanto riguarda il ramo “Progetti di sviluppo locale in rete”, tra le competenze individuate ci sono ad es. quelle relative alla capacità di cogliere nel territorio quei segnali (deboli e forti), dai quali poter generare connessioni, valorizzare le differenze, stimolare l’integrazione fra le diverse istanze di cui ciascun Attore si fa portatore e alla capacità di saper accompagnare una rete di Attori verso la definizione di obiettivi condivisi, senza commettere l’errore di imporre prescrizioni, ma piuttosto mediando fra i diversi vincoli, ruoli e obiettivi specifici.

Per quanto riguarda invece il ramo “Progetti di Net Learning” sono emerse competenze di confine necessarie sia per la gestione di gruppi in apprendimento di tipo collaborativo, che per il coordinamento delle reti di Attori Locali interessati a condividere gli impatti sul territorio di obiettivi e risultati dei processi formativi.

Ricordiamo anche alcune delle competenze trasversali rilevate:

  • Facilitazione delle relazioni tra Attori, visti come nodi di una rete.
  •  Monitoraggio continuo e integrato.
  • Visione trasversale e complessa del futuro.

In termini generali, parliamo di competenze che hanno la caratteristica di venire spesso poco considerate o considerate come caratteristiche “deboli”, rispetto a modelli di riferimento ritenuti “forti”, come quelli collegati a strutture gerarchiche: sono ancora poco legittimate (es. contrattualmente, organizzativamente, socialmente) e poco praticate consapevolmente, non tanto perché non sono ritenute utili, opportune e a volte strategiche, ma perché sono connesse a valori diversi rispetto a quelli che sono prevalentemente praticati, anche se in contraddizione con la forma-rete delle organizzazioni di riferimento.

Si tratta cioè di competenze che hanno a che fare con risorse spesso intangibili, quali la fiducia, l’etica, la collaborazione, la speranza, risorse che sono volatili per loro natura: non si improvvisano e si possono disperdere con facilità.

Competenze quindi che si declinano al futuro e che dovrebbero essere in grado di convivere più con le incertezze che con le certezze: questo le rende scomode e rischiose.

Competenze costituite infine da capacità aggiuntive piuttosto che sostitutive: non si propone infatti una nuova “figura professionale”, ma un nuovo modo di fare, un nuovo modo possibile di fare insieme.

[1] Si tratta di:  “Sviluppo del territorio nella new e net economy”, ISFOL 2003 (la premessa è di Aldo Bonomi).
[2] Con il termine Net Economy intendiamo tutte le forme di economia che si basano sulle reti (relazioni e tecnologie).
[3] Si fa qui riferimento ai risultati delle ricerche su una delle forme più note di “reti di imprese” e cioè i distretti industriali italiani che mettono in evidenza come la produzione di valore dell’impresa è legata al “capitale sociale” e cioè alla produzione di “benessere” (e quindi allo sviluppo), che interessa tutti gli Attori del territorio in cui l’impresa è inserita.
[4]  Si fa qui riferimento non solo alla nuova “impresa rete” e alle reti di imprese caratteristiche della Net Economy, ma anche alle reti di attori coinvolte in progetti di sviluppo locale.
[5]  Si tratta di: Biolghini D. e Cengarle M., “Imparare per innovare”, ISFOL 2005 (vedi www.forum.teos.it).