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e-KM DICAMO 25 Dicembre 2006

Posted by vpiersanti in capitale sociale, knwledge management.
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di Roberto Santolamazza – Treviso Tecnologia

La Camera di Commercio di Treviso ha sviluppato l’idea, innovativa, di ampliare il concetto di knowledge management estendendolo a supporto del patrimonio di know-how di aree geografiche, dando così l’avvio al progetto e-KM DICAMO, finalizzato a promuovere il tema del design – una delle leve maggiori su cui le nostre aziende possono concentrarsi per supportare la competitività necessaria nel mercato globale

Le aree industriali del trevigiano hanno conquistato un ruolo di leadership a livello mondiale non solamente per la qualità dei propri prodotti ma anche, e non da ultimo, per l’innovazione delle forme e degli stili. Basti pensare, ad esempio, allo scarpone da sci o ad i pattini in linea, che racchiudono elevate competenze sia tecnologiche che di design. Oppure al mobile, oggetto in cui il design gioca un ruolo assolutamente determinante. In generale, al Made in Italy viene riconosciuto un plus di stile e di qualità del design: e questo non è vero solo per prodotti come l’alta moda, in cui la vetta viene conquistata dalla genialità di singoli, ma è vero anche per prodotti più “quotidiani” come quelli dello sportsystem, del mobile, dell’inox o dell’occhiale. In questi casi, la qualità dei prodotti è ottenuta grazie alle competenze diffuse nella popolazione, ed il design è figlio di una sorta di consuetudine ambientale che caratterizza l’Italia intera, che potrebbe essere a ragione considerata come uno dei “macrodistretti mondiali” del design.

Oggi però aziende e cultura sono cambiate, e sono venute meno (almeno in parte) le condizioni per un’intensa elaborazione distrettuale delle idee, e come conseguenza sono meno forti le spinte innovative. La delocalizzazione ha contribuito ulteriormente a ridurre le competenze locali, riducendo la familiarità con almeno alcune delle fasi del processo produttivo. Si tratta dunque di uno scenario che mette a rischio la leadership delle nostre aziende, e quindi la loro sopravvivenza stessa, dato che le aziende italiane raramente hanno altra via oltre a quella di puntare ad essere leader del proprio settore, o nicchia, dato che da una competizione basata unicamente sul costo difficilmente possono uscire vincenti.

Raggiungere, mantenere e rafforzare la leadership si traduce nel puntare su conoscenze, competenze, elaborazioni anche di medio termine, non solo quindi per leggere il mercato e saper rispondere con la produzione della prossima stagione, ma soprattutto per contribuire, almeno nel proprio ramo, a dettare le tendenze. Ci sono poi esigenze di marchio forte; di protezione della proprietà industriale (rilancio della capacità brevettuale); di riqualificazione del ruolo del contolavorista verso co-design e co-engineering in filiere sofisticate e complesse, migliorando sia i tempi di risposta sia la qualità delle soluzioni proposte; di rafforzamento della reputazione, per facilitare l’ingresso in nuovi mercati.

La Camera di Commercio di Treviso ha proposto l’idea, innovativa, di ampliare il concetto di knowledge management estendendolo a supporto del patrimonio di know-how di aree geografiche, dando così l’avvio al progetto e-KM DICAMO (e-Knowledge Management per il DIstretto della CAlzatura di MOntebelluna) Lo scopo è quello di contribuire ad invertire la tendenza alla disgregazione dei distretti, e stimolare invece un recupero della cultura, delle conoscenze e delle competenze del distretto. Il “Knowledge Management distrettuale” si declina nella pratica in tre elementi principali:

- una comunità virtuale, in grado di mettere insieme secondo necessità esperienze vaste ed articolate, per risolvere problemi comuni;

- un apporto di conoscenze esterne, in grado di fondersi con quelle interne distrettuali per un reciproco miglioramento;

- la formazione, anche a distanza, sulle conoscenze stesse, ma anche su aggiornamenti ed informazioni da parte di tutti gli operatori.

Il design risulta uno degli elementi fondanti del “Made In Italy”, e quindi una delle leve maggiori su cui le nostre aziende possono concentrarsi per supportare la competitività necessaria nel mercato globale. Ma è anche un argomento “trasversale”, nel senso che tendenze ed innovazioni in un settore possono essere proficuamente utilizzati come spunto in altri. Per questo motivo, anche se il progetto era stato pensato inizialmente per essere sperimentato solamente su un singolo distretto (quello della Calzatura di Montebelluna, appunto), si è subito ampliato ad altri settori. Il tema principale è stato (e continua ad essere) quello di aggregare la comunità dei designer, ponendo le basi di una learning community che potesse permettere ai suoi membri di scambiarsi conoscenze e competenze in modo spontaneo e naturale. Questo anche perché se da un lato oggi è debole l’aspetto sociale, di comunità dei designer, dall’altro non mancano però iniziative di formazione e informazione, tra cui non si possono non citare le attività della Fondazione Museo dello Scarpone e della calzatura sportiva, referente per il Distretto di Montebelluna: ecco dunque che la concentrazione sull’aspetto di comunità deriva anche dal desiderio di non sovrapporsi con iniziative già attive con successo nel territorio, ma essere piuttosto complementari.

Vale la pena soffermarsi un momento anche sul concetto stesso di comunità, che è tutto tranne che un concetto nuovo: non è infatti immaginabile alcuna società umana che non sia un tessuto di comunità. “Tessuto”, perché queste comunità si incrociano – ciascuno di noi fa parte di parecchie comunità diverse – ma ognuna ha una propria identità. Talvolta le aggregazioni possono essere labili, e durare poche ore o pochi giorni, in altri casi possono diventare sistemi consolidati, che durano anni. In alcuni casi, si incontra una struttura formale e gerarchica, in altri l’aggregazione è spontanea e non ha un centro riconoscibile. Nel caso delle comunità i cui membri dialogano attraverso Internet, questi ragionamenti sono sempre validi: ed infatti può essere per certi versi scorretto parlare di “comunità virtuali” dato che, essendo reali le relazioni, si tratta di vere e proprie comunità reali. Internet, in più, mette a disposizione strumenti di comunicazione ma anche archiviazione e organizzazione, che apre opportunità altrimenti impossibili.

Il “taglio” che si è cercato di dare alla comunità è stato quello di incentivare una struttura informale che favorisse l’apprendimento reciproco tra i partecipanti. Inoltre è sempre stata favorita una partecipazione “allargata” che coinvolgesse anche chi, anche se interessato ai temi del design, non è un designer, allo scopo di contribuire a diffondere una cultura estesa del design. Un altro fronte è stato quello di incentivare i designer più attivi, o interessati ad avere maggiore visibilità, a partecipare all’ADI (Associazione Disegno Industriale), in modo anche da favorire un ulteriore consolidamento di questa storica associazione anche nel nostro territorio, e non ultimo rafforzarne il ruolo anche di interlocutore per le istituzioni sui temi del design.

In questa prospettiva, il progetto ha supportato la formazione di una comunità professionale di designer al fine di incrementare le occasioni ed i momenti di confronto, scambio ed approfondimento tra essi attraverso l’organizzazione di incontri sia in presenza (fondamentali per aggregare i partecipanti grazie alla conoscenza personale reciproca) che on-line. In sintesi, il progetto ha quindi permesso di: ·

  • aumentare la consapevolezza della comunità di designer, e delle imprese di cui fanno parte attraverso momenti di aggregazione intersettoriali;
  • sviluppare le opportunità di contaminazione e trasferimento da altri settori industriali rilevanti a livello anche extra regionale;
  • facilitare l’aggiornamento sulle tendenze globali in fatto di nuove tecnologie, materiali innovativi e modelli di consumo a partire in primo luogo dai contributi proposti ed elaborati dagli stessi designer;
  • consolidare il rapporto tra le imprese e professionisti del territorio con la facoltà di Disegno Industriale dello IUAV, presente a Treviso, al fine di migliorare la corrispondenza tra la preparazione dei giovani laureati e le attese delle imprese.

I risultati del progetto, sviluppato dall’inizio del 2004, sono così sintetizzabili in azioni:

  • Realizzazione di eventi di livello nazionale ed internazionale su temi strategici per il design e l’innovazione nelle imprese nell’ambito della ideazione e realizzazione del nuovo prodotto
  • Facilitazione del processo di knowledge sharing tra professional esperti e giovani emergenti nel campo del design provenienti dal ClaDIS
  • Nascita e consolidamento di una comunità professionale di designer del distretto di Montebelluna, area pilota per una estensione trasversale al territorio della marca trevigiana e dell’ambito industriale
  • Consolidamento della comunità professionale di designer verso come TrevisoDesigners, al fine di garantire la continuità e lo sviluppo delle azioni intraprese in collaborazione con i soggetti operanti sul territorio (es. Università) e con i referenti professionali nazionali ed internazionali (es. ADI)
  • Design, Sviluppo e Content management di un portale per il knowledge management sul Design e sul suo ruolo strategico per la piccola e media impresa nel territorio: www.ekmdicamo.org
  • Realizzazione, in corso, di un portale specifico, ma complementare al precedente, per la comunità dei designer: www.trevisodesigners.it

I risultati in cifre:

Attività “Off-line”

3 conferenze su temi di elevato interesse per il territorio, con testimonial nazionali ed europei

7 vespertine su temi quali, nanotecnologie, tecnologie multimediali, modello di consumo, focus group, ecc.

2 ricerche sul territorio – ruolo attuale del design per la competitività delle imprese – caratteristiche dei profili professionali dei designer ·

Un concorso di design sul nuovo rapporto tra piede e terreno (Between)

Attività “On-Line”

oltre 130 iscritti ·

20-40 accessi medi al giorno (sia locali che nazionali ed esteri)

250 articoli digitali

circa 30 contributi multimediali

oltre 15 newsletter

8 interviste multimediali a designer del territorio

6 casi aziendali.

Le due ricerche condotte sul territorio attraverso metodi quantitativi (questionario) e qualitativi (focus group) si sono concentrate su due temi: – Il ruolo del design per la competitività d’impresa – Il profilo professionale dei designer del distretto