Progetto POLI.S.DOC. – azioni integrate a sostegno dello sviluppo glocale nel Nord Est 25 Dicembre 2006
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di Patrizia Messina – Università di Padova
Attraverso tre Azioni integrate di formazione, informazione e networking, POLI.S.DOC intende fornire una risposta di qualità alla pressante esigenza del Nordest di favorire l’incontro tra il sapere codificato del circuito della comunicazione scientifica e il sapere diffuso delle reti informali tipiche dei distretti industriali, oggi in difficoltà.
Il contesto territoriale
Nel Nord-Est lo sviluppo locale dei sistemi di Piccola e Media Impresa ha dato luogo, com’è noto, ai fenomeni dell’industrializzazione diffusa e della campagna urbanizzata. Le trasformazioni del territorio da un lato e degli stili di vita sempre più metropolitani dall’altro (es. forte pendolarismo per lavoro e per consumi) vedono il prevalere di combinazioni variabili di tradizione e modernità, di forme di regolazione comunitaria, ancora prevalenti, insieme a forme di regolazione politica dello sviluppo locale che situano gli Enti Locali e le Regioni sempre più entro reti di governance europea multi-livello. In questo contesto, l’Ente locale oggi va assumendo un ruolo sempre più determinante per la capacità dei sistemi produttivi locali di rispondere alle nuove sfide provenienti dall’internazionalizzazione dei mercati e dalla costruzione dell’Unione Europea.
I governi locali e regionali, in particolare, sono gli attori politici istituzionali chiamati a giocare un ruolo decisivo per lo sviluppo locale: dalla produzione di beni pubblici, all’attuazione di politiche atte a favorire gli insediamenti produttivi sul territorio e la qualità della vita dei cittadini. Tuttavia, la dimensione comunale risulta essere, in molti casi, troppo limitata per implementare politiche di sviluppo adeguate alle esigente locali. Si rende quindi necessario favorire forme di cooperazione tra varie tipologie di attori (istituzioni politiche, imprese, associazioni, consorzi) fondate sulla capacità di creare una rete di relazioni e di fiducia in grado di definire un progetto comune di sviluppo. Ciò richiede un notevole sforzo di comunicazione e di progettualità congiunta, teso al cambiamento, che necessita soprattutto di nuove abilità e professionalità che non si improvvisano in poco tempo. La formazione, ma anche una corretta informazione della classe amministrativa e politica locale diventano quindi una chiave di volta fondamentale per ripensare, in questi termini, ad un progetto di sviluppo locale integrato e condiviso, in grado di rispondere adeguatamente alle sfide che caratterizzano la società della conoscenza.
Proprio nell’era di una società della conoscenza sempre più globalizzata, la fruibilità di informazioni e di dati aggiornati e pertinenti diventa infatti una risorsa essenziale per l’efficacia di ogni progetto di azione e di sviluppo. La disponibilità, spesso ridondante, di una mole crescente di informazioni che si sovrappongono, di frequente in modo del tutto casuale e disorganizzato, costituisce tuttavia più un ostacolo che un vantaggio per la definizione di progetti di sviluppo coerenti, attenti ai bisogni locali in una prospettiva che tenga adeguatamente conto delle rapide trasformazioni dei contesti locale e globale. Ancora più spesso, il sovraccarico informativo, unito all’incalzare dei ritmi di produzione delle stesse, rischiano di ostacolare, piuttosto che favorire, l’effettiva conoscenza delle trasformazioni della realtà locale da parte degli operatori, costantemente oberati da routines lavorative quotidiane che lasciano poco tempo per il necessario aggiornamento e la messa a punto di progetti di sviluppo locale integrati, condivisi e sostenibili, in una prospettiva g-locale.
G-locale è una prospettiva di sviluppo di “luoghi” aperti verso l’esterno, consapevoli delle loro specificità e in grado di dotarsi, a loro volta, di un capitale sociale locale di tipo bridging, piuttosto che bonding: un elemento caratteristico che rafforza le capacità di confrontarsi con sistemi “altri”. Una prospettiva che intende i “confini” del locale come margini flessibili, dotati della capacità di messa in rete con livelli di relazioni sovra-locali. In una logica di “sistema g-locale” diventa possibile entrare in rete con altri sistemi che condividono gli stessi obiettivi strategici di sviluppo e ideare progetti di cooperazione per aree vaste, anche transfrontaliere.
I costi di un’informazione mirata ed efficace, che garantisca un adeguato aggiornamento in un tempo ragionevole, al riparo dai rischi di una selettività faziosa delle informazioni stesse, vanno facendosi così sempre più alti, tanto più per gli operatori che agiscono in contesti di piccole dimensioni come le piccole imprese, ma anche i piccoli Comuni. La disponibilità di informazioni aggiornate e organizzate si va configurando quindi, sempre più, come un bene pubblico essenziale. Per queste principali ragioni, l’esigenza di organizzare servizi informativi mirati è sentita diffusamente come uno dei problemi prioritari da affrontare. Attraverso il Progetto POLI.S.DOC l’Università di Padova intende costituirsi parte attiva in questo processo.
Le azioni integrate del Progetto POLI.S.DOC
Il progetto pilota, avviato nel 2004 e di durata quadriennale, si articola in tre diverse Azioni strettamente correlate:
AZIONE 1 – Un percorso di formazione attiva sui temi dello sviluppo locale, orientato al territorio del Nord-Est, realizzato attraverso il Laboratorio Dire & Fare per lo Sviluppo locale, (D&F) nell’ambito del Master di primo livello in Regolazione politica dello sviluppo locale dell’Università di Padova.
AZIONE 2 – Costruzione di una rete stabile di relazioni tra Università di Padova e territorio, tramite l’attivazione dell’Associazione non profit M.A.S.TER. Mediatori e Animatori per lo Sviluppo del Territorio, co-fondata dall’Università di Padova – Dipartimento di Studi storici e politici e da un gruppo di docenti e operatori dello sviluppo locale del Veneto.
AZIONE 3 – Attivazione del Centro Documentazione e Servizi Informativi sulle Politiche per lo Sviluppo Glocale POLI.S.DOC, facente capo all’Università di Padova, con l’obiettivo di strutturare, in una prospettiva g-locale, la mole di informazioni già presente on-line e in forma cartacea su questi temi, rendendola fruibile e di più facile consultazione, non solo agli utenti usuali delle biblioteche universitarie (studenti, ricercatori, docenti) ma anche, e soprattutto, a quanti operano nel campo delle politiche per lo sviluppo locale.
AZIONE 1. Il Laboratorio D&F per lo sviluppo locale si propone di offrire uno spazio di formazione attiva in cui è possibile, mettere a fuoco le dinamiche che l’intervento politico di regolazione attiva sul territorio. Si tratta di coglierne gli aspetti problematici e di processo, gli effetti imprevisti e tutto ciò che può aiutare a ricostruire il sistema concreto di azione messo in moto dalla policy nel contesto specifico del Veneto e del Nordest, di cui si sono studiate le prassi amministrative consolidate, la cultura d’impresa, la cultura politica e di governo locale, la costruzione sociale del territorio e del mercato. In questo modo, il Laboratorio D&F si propone di costituire anche uno spazio aperto a studiosi e operatori locali per avviare il confronto e il dibattito sulla policy indagata, mettendo a disposizione della comunità locale e delle istituzioni di governo locale e regionale i risultati del lavoro di ricerca prodotto da un soggetto terzo, qual è l’Università di Padova. Questo nella convinzione che l’Università, luogo privilegiato di produzione della conoscenza come bene pubblico, è chiamata a contribuire in modo significativo alle trasformazioni epocali del modo di regolazione dello sviluppo locale che stanno interessando la nostra realtà regionale, nel più ampio contesto nazionale, europeo e globale.
Le ricerche finora condotte nell’ambito del Laboratorio D&F sono state le seguenti:
- Laboratorio D&F 2004: Analisi e valutazione della L.r. 8/2003 del Veneto sui distretto produttivi locali
- Laboratorio D&F 2005: Politiche per le aree montane: tre casi studio del Nord Est (Alto Bellunese, Altopiano dei Sette Comuni, Primiero)
- Laboratorio D&F 2006: Politiche per lo sviluppo di Aree Urbane e la progettazione di Aree Vaste (in corso di svolgimento).
Le ricerche condotte nell’ambito del Laboratorio D&F vengono pubblicate nei Quaderni dell’Associazione M.A.S.TER.
AZIONE 2 – L’Associazione non profit M.A.S.TER. Mediatori e Animatori per lo Sviluppo del Territorio (www.associazionemaster.it), nasce nel 2004, in ideale continuità con il percorso formativo proposto dal Corso per Master, con la volontà di non disperdere la rete di relazioni attivatasi attraverso il Laboratorio D&F e la ricchezza della diversità di esperienze e competenze di cui ogni corsista è portatore. In linea con le tematiche approfondite nel Laboratorio D&F, l’Associazione, grazie alla sua rete di Soci fondatori e sostenitori, si propone come riferimento significativo per sostenere le piccole unità produttive e amministrative. Tra le principali attività in corso dall’Associazione M.A.S.TER. vanno segnalate:
a) La M.A.S.TER. Summer school della durata massima di una settimana, residenziale, con l’obiettivo di offrire un’occasione di socializzazione, scambio e apprendimento anche non formale, in grado di costruire comunità di apprendimento sui temi dello sviluppo g-locale, tra operatori locali e studiosi esperti del tema. La Scuola è a numero chiuso, riservata ai Soci ordinari e sostenitori dell’Associazione fino a un numero massimo di 40 corsisti residenziali, in ordine di iscrizione, ed è del tutto autofinanziata.
b) I «Quaderni dell’Associazione M.A.S.TER.», pubblicati con il contributo diretto di due Soci sostenitori, la CGIA di Mestre-Ve e la Cleup, nascono dall’esigenza, espressamente condivisa dai suoi associati, dal Comitato Scientifico e dalla Redazione, di potenziare le relazioni del mondo accademico e dell’Università con il territorio su cui essa opera. L’obiettivo è quello di costruire una rete virtuosa che può diventare un’importante chiave di volta per la sostenibilità dei modelli locali di sviluppo nel prossimo futuro.
AZIONE 3 – Il Centro Documentazione e Servizi Informativi sulle Politiche per lo Sviluppo Glocale POLI.S.DOC è promosso dall’Università di Padova, Facoltà di Scienze Politiche, dal Centro Bibliotecario di Ateneo (CAB) – Polo delle Scienze sociali, dal Dipartimento di Studi Storici e Politici e dall’Associazione M.A.S.TER. A partire dal biennio 2006-2007, l’obiettivo è di costruire, sempre tramite la formula dell’associazione non profit, un collegamento tra il Centro Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Padova e il territorio, un luogo di incontro, scambio, approfondimento e diffusione delle conoscenze e delle buone pratiche sulle politiche per lo sviluppo g-locale, strutturando le informazioni raccolte attraverso ricerche di casi studio, rendendole di più facile consultazione a quanti operano nel campo delle politiche per lo sviluppo locale.
La Banca Dati POLI.S.DOC viene costruita con la seguente metodologia:
- Co-progettazione dei servizi offerti con la partecipazione degli attori locali istituzionali cui i servizi sono rivolti, attraverso Focus Group mirati.
- Approccio cognitivo al benchmarking (inteso come comparazione per contesti) e alla diffusione di “buone pratiche”, attraverso l’ideazione di una Banca Dati interdisciplinare di casi studio di politiche per lo sviluppo glocale, che faccia uso di un sistema di classificazione per tipologia di reti di policies (urbane, sociali, per le Pmi, per il turismo, ecc.) multilivello (locali, nazionali, europee, ecc.) ancorate al territorio.
- Informatizzazione della Banca Dati attraverso un apposito motore di ricerca e un Portale. Per la co-progettazione è previsto un co-finanziamento da parte degli attori locali interessati ad entrare in rete con l’Università di Padova nella produzione della Banca Dati e del servizio pubblico di informazioni strutturate ad essa collegato. La collaborazione verrà articolata per linee di policies specifiche (es: politiche per le imprese, R&S, urbane, per Aree vaste, aree montane, turismo, socio-sanitarie, formazione, ecc.).
Si prevede di concentrare l’attenzione nel primo biennio (2006-07) su tre linee di policies prioritarie:
a) politiche per la costruzione e la gestione di Aree Vaste (Unioni di Comuni, Città Metropolitana, Piano strategico provinciale, ecc.);
b) politiche per i distretti produttivi di PMI e la governance dell’innovazione;
c) politiche per la qualità dello sviluppo, con particolare attenzione alle politiche di inclusione sociale (formazione, integrazione degli immigrati, ecc.).
Criticità e punti di forza del progetto
Come diverse ricerche hanno messo in luce, il modo di regolazione dello sviluppo locale del Veneto ha privilegiato l’autoregolazione delle reti comunitarie dei distretti industriali, lasciando l’attore pubblico ai margini dei processi di regolazione e di governance. Il prevalere dei localismi ha contribuito inoltre a creare costi di coordinamento molto alti, soprattutto a livello regionale, che si ripercuotono oggi in modo negativo sulla sostenibilità del modello locale di sviluppo. Manca un efficace coordinamento regionale delle politiche per lo sviluppo locale e, soprattutto, manca una cultura del dato come bene pubblico. Prevale la tendenza a tenere riservate le informazioni sulle politiche attivate sul territorio e, quindi, la difficoltà a reperire dati omogenei e standardizzati. La stessa Università è stata percepita a lungo dal territorio come un mondo a sé stante, distante dal modello di sviluppo locale che si è costruito a partire dalla piccola impresa artigiana. Sapere codificato e sapere diffuso, insomma, hanno avuto ed hanno molta difficoltà a dialogare. Per questa ragione, i tempi di costruzione di una Banca Dati di casi studio potranno risultare più lunghi del previsto ma, per la stessa ragione, il lavoro di messa in rete risulta essere sempre più necessario e irrinunciabile. Possono riscontrarsi inoltre diverse resistenze al cambiamento di tipo essenzialmente culturale e organizzativo, a cominciare, per esempio, dal modo di concepire il ruolo della biblioteca pubblica, più come deposito di libri che come centro di servizi informativi: tutti elementi che possono rallentare i tempi di attuazione del progetto, ma che, al tempo stesso, contribuiscono a sottolinearne la valenza innovativa.
D’altro canto, l’integrazione delle azioni proposte dal progetto (come il Laboratorio D&F, l’Associazione M.A.S.TER., il centro Documentazione) sta permettendo all’Università di Padova di superare alcune diffidenze espresse dal territorio verso il “sapere alto e codificato”, diffidenze che hanno segnato, per esempio, la crisi dei parchi scientifici e tecnologici. Si tratta infatti di individuare una serie di modalità organizzative delle relazioni e della comunicazione più vicine e familiari alla cultura locale. Nello stesso tempo, la stessa formula integrata sta permettendo anche all’Università di sperimentare forme di apertura e di comunicazione verso il territorio più adeguate ed efficaci a veicolare le conoscenze di ricerche scientifiche che possono così entrare nel circuito dell’innovazione strategica e dell’apprendimento istituzionale, fondamentale per una efficace riforma della governance. Ciò sta contribuendo a rafforzare il ruolo che l’Università di Padova, per la sua storia e la sua autorevolezza, può acquisire come attore strategico dello sviluppo del territorio, soprattutto se riesce a stabilire contatti diretti con gli attori locali.