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[Nuove professioni] Mediatore culturale 26 Dicembre 2006

Posted by vpiersanti in [nuove professioni], professioni.
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Prende il via con questa scheda lo speciale [Nuove professioni] introdotto con il piano editoriale 2007. L’obiettivo è descrivere le nuove professionalità scaturite dai mutamenti del mercato del lavoro e dalle trasformazioni economiche. Periodicamente, a partire da oggi, verra pubblicata una scheda dedicata alle figure professionali emergenti.

Chi è

Il “mediatore culturale” o “interculturale”, professionista della comunicazione interpersonale e “ponte” tra civiltà diverse. Spesso il mediatore culturale non è di nazionalità italiana o comunque la sua è un’esperienza di vita a cavallo tra due culture. Che sia italiano o straniero il mediatore culturale lavora con cittadini stranieri, occupando un ruolo chiave nel loro processo di integrazione.

Cosa fa

L’obiettivo primario del mediatore è quello di rimuovere gli ostacoli culturali, anche se l’intervento più immediato è mirato al superamento delle barriere linguistico-comunicative. Il mediatore collabora con le istituzioni per elaborare strategie volte all’integrazione e offre consulenza alle persone, alle famiglie e alle associazioni di immigrati per facilitare i rapporti con le istituzioni e i servizi del paese d’accoglienza. Informa sulle legislazioni vigenti, su usi e costumi.

Competenze

Tra i requisiti richiesti al mediatore culturale indubbiamente molta importanza è data alla conoscenza, difficilmente acquisibile solo sui libri, della cultura e della lingua del paese in cui si trova ad operare. Nel nostro caso, il mediatore ha un’ottima conoscenza della lingua italiana e una altrettanto ottima conoscenza, di almeno un’altra lingua tra quelle parlate dai gruppi etnici più diffusi sul territorio (arabo, cinese, rom ecc.). Oltre al bilinguismo servono anche conoscenze di tipo sociologico, storico e normativo. Il Mediatore ha ben chiara la realtà culturale e socio-economica dei paesi di provenienza degli immigrati e dell’Italia. Sono indispensabili particolari conoscenze, in relazione al contesto in cui si trova ad operare. In generale è necessaria la conoscenza del settore giuridico amministrativo, ossia della legislazione italiana – specie in materia di immigrazione - e le sue modalità di attuazione. Non meno importante è la conoscenza dei settori sanitario ed educativo. Infine, il mediatore culturale, ha una buona predisposizione alle relazioni umane, elevate capacità di comunicazione, buona conoscenza delle tecniche di comunicazione, animazione, conduzione dei gruppi e risoluzione dei conflitti e doti di riservatezza.

Formazione

Non esiste un percorso univoco per diventare mediatore culturale. La via più veloce è avere il diploma di scuola media superiore e seguire un corso di specializzazione organizzato dagli enti locali o dalla regione (quasi sempre gratuito) che rilasciano una qualifica di mediatore culturale. Per una preparazione più specifica le lauree più indicate sono Scienze sociali, Scienze dell’Educazione o Psicologia con indirizzo o specializzazione in educazione professionale, è utile un certificato che attesti la conoscenza di una lingua straniera o anche un corso di laurea in lingue straniere, meglio se quelle più diffuse tra gli immigrati in Italia. In alternativa è possibile frequentare corsi triennali, più specifici, attivati da diverse università italiane.

Eccone alcuni:

Corso di laurea triennale in Discipline della Mediazione Linguistica e Culturale dell’Università degli studi di Padova.

Corso di laurea triennale in Comunicazione Interculturale e multimediale dell’Università degli studi di Pavia

Corso di laurea triennale in Scienze e Tecniche dell’Interculturalità dell’Università degli studi di Trieste

Corso di laurea triennale in Mediazione Linguistica e Culturale dell’università Cà Foscari di Venezia

Corso di laurea in Comunicazione e mediazione interlinguistica dell’Università degli Studi di Udine

Corso di laurea in Mediazione culturale- Lingue dell’Europa centrale e orientale dell’Università degli Studi di Udine

Corso di Laurea triennale in Plurilinguismo e multiculturalità e in Storia di interculturalità in aree mediterranee ed islamiche e dei Paesi Islamici dell’istituto universitario orientale di Napoli

Spesso tali corsi risultano generici e sono integrati da una formazione più specifica in relazione al tipo di servizio nel quale si andrà ad operare. E’ dunque possibile frequentare un master post laurea, tra i principali:

Master di I livello in Politiche dell’incontro e mediazione culturale. Pratiche dei saperi e dei diritti per una nuova cittadinanza in contesto migratorio  Facoltà di Lettere e filosofia di Roma Tre

Corso di perfezionamento a distanza in Educazione interculturale  Facoltà di Scienze della formazione di Roma Tre

Master di I Livello in Studi Interculturali Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova

Master di I Livello in Mediazione culturale  Facoltà di Scienze della Formazione di Verona

Master di II livello  Immigrati e rifugiati. Formazione, comunicazione e integrazione sociale Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma

Master di II livello in Mediazione Linguistico-Culturale Facoltà di Scienza Politiche dell’Università La Sapienza di Roma

Sbocchi professionali

Attualmente non esiste un albo professionale nazionale dei mediatori culturali; non essendoci un riconoscimento formale della figura professionale del mediatore culturale, è necessario che si pensi innanzitutto a regolamentarne il suo utilizzo, anche perchè è ipotizzabile una maggiore espansione, come già è accaduto in molti altri Paesi Europei. Raramente il mediatore culturale è un lavoratore dipendente, nella maggior parte dei casi viene impiegato con contratti di collaborazione professionale, un freelance che viene assunto a progetto; anche l’orario di lavoro può variare molto e dipende sempre dal servizio nel quale è collocato con un guadagno che oscilla tra i 16 e i 30 euro l’ ora.

Il mediatore culturale può lavorare autonomamente, ma più spesso lavora in gruppo in collaborazione con altri mediatori e altri professionisti del sociale, come ad esempio gli assistenti sociali, gli educatori professionali, gli insegnanti. I mediatori hanno discrete possibilità di trovare un impiego, e lo trovano principalmente in strutture pubbliche o del settore no profit, che offrono servizi per immigrati, nonché in servizi pubblici generali, presso uffici stranieri delle principali città, ma anche presso le scuole per favorire l’integrazione dei bambini immigrati, nei servizi sanitari, nei commissariati di polizia, nei tribunali, nelle carceri, negli uffici pubblici e anche nei sindacati e nelle associazioni di categoria.

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