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Il Coworking 3 Maggio 2008

Posted by vpiersanti in [nuove professioni], tecnologia.
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di Elvira Zollerano – Marketing e comunicazione


Il CoWorking è la tendenza emergente che sta prendendo piede in tutto il mondo e che sta dando vita a un nuovo modello di lavoro. Come dice la parola stessa, il CoWorking si basa sul lavoro collaborativo e nasce dalle esigenze di persone che svolgono abitualmente “lavori da casa”, professionisti indipendenti o persone che viaggiano spesso e che finiscono per lavorare in un modo solitario. Molte di questi liberi professionisti avvertono la pesantezza del lavoro “isolato” dove i contatti umani si riducono a conversazioni telefoniche e via email, preferendo svolgere il proprio lavoro in luoghi più affollati per aumentare le proprie occasioni di interagire con il mondo esterno.


Si tratta di una rete di spazi operativi aperti alla collaborazione per sviluppatori, scrittori, free-lancer e professionisti indipendenti di varia natura. Nasce dalle esigenze di chi ha bisogno di un collegamento Wi- Fi, una semplice scrivania, uno spazio più isolato per perdersi in conversazioni telefoniche unito alla possibilità di condividere la propria esperienza di lavoro con gli altri. Alcuni CoWorking space sono stati sviluppati da “nomadi della Rete”, soprattutto imprenditori che cercano un’alternativa al lavorare nei caffè, o all’isolamento del lavoro in casa o uffici indipendenti. I CoWork sono essenzialmente dei locali, veri e propri appartamenti o grandi e piccoli loft, con molte postazioni lavoro, i più interessanti non hanno dei divisori tra una scrivania e l’altra ma sono arredati con grandi tavoli dove le persone siedono le une accanto alle altre; c’è uno spazio adibito a cucina, una sala appartata per riunioni e, a seconda dell’idea dei proprietari, vari luoghi per il relax dove la chiacchierata informale e il confronto vengono stimolati; naturalmente un collegamento Wi-Fi, stampante, fax e fotocopiatrice a disposizione. Parliamo quindi non solo uno spazio lavorativo, ma un vero e proprio connettore sociale. Un ufficio condiviso, a cui si aggiunge la cultura del “caffè”.
Diverse sono le motivazioni che spingono i liberi professionisti a vivere la propria giornata lavorativa in simili strutture. Chi viaggia molto per lavoro trova conveniente e comodo affittare questi spazi per tutto il tempo di permanenza in una determinata città, alcuni lo fanno semplicemente per uscire dall’isolamento della propria casa, altri per aumentare le opportunità di lavoro, tutti perché uniti dallo spirito di condivisione che permea l’atmosfera di questi luoghi.
Il CoWorking permette questo tipo di aggregazione sociale per un gruppo di persone che, pur lavorando indipendentemente, condividono i valori e sono interessati alla sinergia che può capitare lavorando con persone di talento nello stesso spazio. L’idea di lavorare insieme in un unico spazio, ognuno alle prese con le proprie attività, è frutto di un sentore sempre più diffuso, soprattutto tra i creativi, di concepire il lavoro in modo orizzontale, lontano dai tradizionali concetti gerarchicamente piramidali. Gli stimoli creativi arrivano spesso dal confronto con gli altri e quando questo confronto avviene tra persone che fanno della libera professione il proprio mestiere può accadere che da esso nascano nuovi progetti da sviluppare insieme.

Il movimento creato da Bernie è molto di più di una condivisione di spazi, si tratta di collaborazione tra menti creative, capaci di lavorare in modo produttivo ed egualitario. Nessun tipo di rivalità, nessuna competizione, nessuno sgambetto tra colleghi per ricevere le attenzioni del capo, niente raccomandazioni, niente di tutto questo dato che il CoWorking è l’antitesi del lavoro in azienda. I progetti si sviluppano per affinità, non c’è una decisione dall’alto, anche perché non esiste nessun capo, e la cooperazione ha come prerogativa la competenza. Inoltre, la pluralità degli spazi favorisce la rotazione, non c’è un’assegnazione ben precisa, ogni giorno chi affitta un posto si siede dove capita; e questo favorisce il movimento fisico e delle menti. Per questo il CoWorking è definito, dallo stesso Bernie, “l’arte della collaborazione in linea, o meglio del lavorare insieme in modo eguale”.

Un altro punto di forza degli spazi condivisi riguarda l’aspetto economico. Il costo di una postazione varia da una cifra giornaliera che parte da $10 ai $100 o una tariffa mensile che si aggira tra i $150 e i $700, naturalmente la differenza è legata alla collocazione dei CoWork; i più cari sono a New York e a Tokio.
Girovagando per la rete si trovano degli spazi molto stimolanti a livello creativo, il più interessante è sicuramente la Hat Factory di San Francisco (hatfactory.net), sul sito il gestore presenta il suo locale con un video molto divertente in grado di trasmettere subito lo spirito creativo che si respira in questo luogo. Sono disponibili anche foto degli spazi e un breve profilo degli altri “occupanti” del locale per dare la possibilità agli interessati di collocarsi nelle realtà più vicine ai propri interessi. Molti sono, infatti, i CoWork a tema, in cui viene stimolato il confronto tra professioni simili per aumentare le possibilità di eventuali collaborazioni.
Soprattutto chi svolge un lavoro di tipo creativo sa bene come l’interazione tra realtà complementari sia spesso una condizione indispensabile per la concretizzazione di progetti. Ma i CoWork non sono utilizzati solo da singoli individui, spesso le imprese start-up affittano spazi per avviare la propria attività riducendo notevolmente i costi iniziali di mantenimento di un ufficio.
Grazie alle nuove tecnologie il lavoro sta cambiando, aumentano in modo esponenziale il numero delle persone che decidono di crearsi una propria attività e uscire dalla staticità che il lavoro in grosse aziende spesso comporta. Se prima i costi per intraprendere un business proprio erano proibitivi per molti, ora grazie ai servizi che la rete ci offre e a idee come il CoWorking è molto più alla portata di tutte le tasche. L’importante è avere delle buone intuizioni, molta professionalità e una mente libera dai limiti che una visione verticale del lavoro comporta.

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