Il lavoro che cambia, un modello descrittivo 3 Maggio 2008
Posted by vpiersanti in [nuove professioni].trackback
L’indagine di sfondo che la redazione di circoloinnovazione.it ha condotto durante il 2007-2008 per la costruzione della mappa delle nuove professioni parte da un esame dei grandi cambiamenti e dalle nuove fenomenologie che stanno modificando le principali dimensioni del lavoro.
Tempo, spazi e luoghi, processi formativi, inquadramenti contrattuali, competenze, modalità di produzione, strumenti di lavoro, strategie di ricerca.
Sono solo alcune delle componenti “base” del lavoro che si stanno – più o meno fragorosamente – trasformando, a tal punto da poter parlare di una vera e propria morfogenesi del lavoro che esprime delle tendenze che portano il lavoro nelle seguenti direzioni: da salariato ad autonomo; da astratto a concreto; da rigido a flessibile; da tipico ad atipico; da strumentale a espressivo; da utile individualmente a utile socialmente; da chiuso in uno spazio e in un tempo definiti a localmente e temporalmente aperti; da gerarchico a orizzontale; da competitivo a collaborativo. In alcuni casi però i cambiamenti in atto si riferiscono a specificità legate alle sole professioni della conoscenza, anche se più spesso le dinamiche sono generali e, anche se con intensità diversi per i vari segmenti, si riferiscono al mutamento del mercato del lavoro nel suo complesso.
Tempo di lavoro: diverse sono le modalità con cui cambiano gli orari di lavoro e le rappresentazioni sociali del tempo. Il tempo di lavoro guadagna una maggior porosità derivata dall’evoluzione delle tecnologie produttive e dall’aumento dell’elasticità organizzativa delle aziende. Si parla di part-time orizzontale e verticale, ma anche di contratti weekend, di flexi-time cioè di flessibilità e di ricomposizione dell’orario nell’arco della settimana, del mese o dell’anno, di turni di lavoro che sempre più coinvolgono i lavoratori nei giorni di festa e in orari notturni.
Altra tendenza sempre più rilevante, che riguarda fortemente i lavoratori atipici ma sempre di più anche i dipendenti, è che il lavoro viene organizzato per progetti e quel che conta è il risultato finale e non il tempo trascorso in azienda. Questo non è un vincolo, lo sono piuttosto la consegna da rispettare, il traguardo da raggiungere e gli standard della rete in cui l’attività è inserita. E ciò avviene sostanzialmente perché nella maggior parte delle professioni terziarie non c’è necessità di presenza e soprattutto perché il valore del lavoro, in questi casi, non sta nel monte-ore in cui si esercita ma dalla qualità umana che incorpora e dunque da un tempo qualitativo inteso come attenzione, creatività, sviluppo delle capacità e delle sensibilità umane. Tuttavia, in una situazione di mercato altamente competitivo, ciò non comporta mai, o quasi mai, una riduzione dell’orario di lavoro ma, al contrario, porta a un’estensione della giornata e della settimana lavorativa.
Se, da una parte, con la crescita del terziario avanzato e delle professioni immateriali il tempo di vita e il tempo di lavoro entrano in un rapporto dialettico e meno distinto, dall’altra, la crescente precarizzazione del lavoro crea invece una maggiore intermittenza tra tempo di vita e tempo di lavoro.
Spazi e luoghi di lavoro: I cambiamenti legati agli spazi e ai luoghi di lavoro vanno a modificare la tradizionale separazione netta tra spazi di lavoro e di vita sulla spinta fondamentalmente di due macro tendenze in atto: la smaterializzazione della produzione e la “virtualizzazione” dello spazio; la frammentazione dell’impresa sul territorio e la riduzione della dimensione aziendale.
Rispetto alla prima, a fronte di una crescita esponenziale di lavori che manipolano informazione, comunicazione, conoscenza lo spazio inteso come luogo fisico lascia la sua centralità a spazi di relazioni e digitalizzati. A definire lo spazio di lavoro sono infatti le reti di persone con cui si collabora e, spesso, tutto quello che è necessario per svolgere il proprio lavoro si trova in spazi virtuali accessibili dal proprio PC.
La frammentazione dell’impresa e la molecolarizzazione del sistema aziendale porta invece a una mobilità meno rigida che riguarda, in modo diverso, sia i lavoratori indipendenti che quelli dipendenti. I primi non sempre lavorano presso un’unica sede di lavoro né presso enti o aziende ma spesso a casa propria, spostandosi in base alle esigenze della committenza. Mentre per i lavori dipendenti un esempio classico “domestication” dell’attività lavorativa è quello del telelavoratore che, anziché recarsi in azienda, lavora dalla sua postazione di casa. L’azienda risparmia i costi di spostamento e il lavoratore è libero di organizzare il lavoro come meglio crede, anche se i confini spaziali diventano quelli famigliari e non più quelli aziendali. In ultimo arrivano dagli USA e crescono rapidamente in Europa e in Italia i co-work, spazi di lavoro condivisi per chi si sposta molto o per chi cerca un’alternativa al lavorare nei caffè, o all’isolamento del lavoro in casa o uffici indipendenti. Molte anche le imprese start-up che affittano spazi per avviare la propria attività riducendo notevolmente i costi iniziali di mantenimento di un ufficio.
Tipo di Competenze: Il lavoro di circoloinnovazione.it si concentra sull’analisi delle competenze chiave per i professionisti dell’informazione e gli operatori della conoscenza. Vale a dire sulle competenze richieste dall’agire in un contesto ad elevata relazionalità e caratterizzato dall’uso di tecnologie per l’informazione e la comunicazione. Per ciascuno dei nuovi profili professionali analizzato verranno nelle pagine che seguono dettagliate le singole competenze nello specifico, volendo invece qui offrire un quadro di natura più generale possiamo sintetizzarle nelle seguenti più o meno ampie categorie:
- attitudini manageriali;
- attitudini organizzative;
- capacità creative;
- competenze informatiche;
- competenze giuridiche;
- competenze comunicative;
- competenze linguistiche;
- competenze relazionali.
Processi formativi: uno degli elementi di cambiamento più significativi sul piano della formazione e dell’apprendimento è lo slittamento dal sapere scolastico e dal saper esperienziale, acquisito on the job, a una “formazione integrata”. Vale a dire che, da un lato, le imprese dimostrano un’attenzione sempre maggiore alle competenze tacite e non “formalizzate” rispetto ai saperi acquisiti durante l’iter scolastico o universitario e, dall’altro, chi offre lavoro sempre più di frequente porta con se un bagaglio di conoscenze e competenze provenienti non più solo dal percorso di studi e dal lavoro “vero”, ma da esperienze di natura diversa. Rientra tra queste quello che Alvin Toffler ha chiamato il terzo lavoro, intendendo sottolineare il valore per l’economia delle attività di prosumo, quelle per cui si è al tempo stesso produttori e consumatori, da cui derivano competenze acquisite per hobby e non per profitto. Tale fenomeno è particolarmente significativo per tutti i nuovi profili comparsi sul mercato con lo sviluppo dell’economia di internet per cui non esistono processi formativi codificati. Come si vedrà nelle schede relative ai profili professionali, difficilmente chi diviene Net clipper, Tutor FAD, Hacker, Infobroker o Community manager raramente lo fa seguendo dei corsi direttamente finalizzati, ma più spesso ha acquisito le proprie competenze e abilità frequentando la Rete.
Un’altra novità importante sul piano dell’apprendimento è quella relativa alle comunità di pratica e alla vertiginosa crescita delle piattaforme di social networking. Strumenti di natura diversa che permettono alle persone con interessi simili di trovarsi, soddisfare il bisogno di visibilità e riconoscimento, attivare relazioni sulla base dei propri interessi, creare nuove forme di cultura e conoscenza collettive e alternative, creare nuovi canali di distribuzione e promozione con possibili clienti/fornitori.
Tipo di contratto: accanto a quello che in passato era considerato l’unico rapporto di lavoro stabile – il lavoro dipendente a tempo indeterminato e a tempo pieno – e che oggi diventa comunque meno durevole e più a rischio nascono, o vengono utilizzati in maniera molto più ampia rispetto al passato, contratti flessibili come: le prestazioni occasionali, le collaborazioni coordinate e continuative, il lavoro interinale, i contratti weekend, l’associazione in partecipazione, il job sharing ecc.
La diffusione del lavoro atipico, ossia tutto quello che non può essere catalogato come tipico e cioè tutto ciò che si allontana dal lavoro dipendente a tempo pieno e indeterminato, risulta essere una tra le variabili più incidenti nella definizione delle strategie di ricerca del lavoro, nel modo stesso di organizzare e svolgere il lavoro, ma soprattutto, lo vedremo in seguito, nei percorsi di creazione dell’identità professionale.
Strategie di ricerca del lavoro: rispetto alle modalità di ricerca del lavoro i canali di maggior uso restano quelli delle conoscenze personali, delle autocandidature, delle segnalazioni di fornitori o clienti dell’azienda. La “primazia” dei canali informali non sembra destinata a cedere il passo alle modalità di reclutamento formali. Tuttavia, attraverso la rete questi stanno vivendo importanti evoluzioni che vanno dalla crescita del numero di annunci pubblicati on line, alla creazione di portali più o meno specialistici su cui è possibile inserire il proprio profilo e il curriculum vitae e, spesso, anche mettere in vetrina i proprio prodotti.
L’evoluzione più interessante sta però negli spazi web di social networking per il networking professionale. Questi rispondono con tutta una serie di servizi a chi deve costruire la propria professionalità in un mercato del lavoro segnato dalla riduzione del lavoro dipendente e stabile, da carriere frammentate e costruite passando il più velocemente possibile da un’azienda all’altra, da lavoro collaborativo. Categorie di nuovi lavoratori per le quali quello che conta è avere un buon network, e che attraverso tali siti possono aumentare i contatti professionali e gestire i propri, inserire il proprio profilo, i propri interessi e competenze, cercare clienti, partners o offerte di lavoro per cui essere “raccomandato” dagli altri utenti.
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