Venezia Città Digitale 10 Luglio 2008
Posted by Gianni Dominici in e-government, innovazione nella PA, innovazione nelle imprese, politiche per l'innovazione.Tags: e-government, Fondazione Venezia 2000, Gianni Dominici, Giuseppe De Rita, venezia
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Si è tenuto a Venezia, lo scorso 25 giugno, un seminario tra operatori, amministratori e studiosi sul tema delle città digitali, organizzato dalla Fondazione Venezia 2000 con la partecipazione, tra gli altri, di Giuseppe De Rita, Ferdinando Azzariti, Alfonso Fuggetta, Stefano Micelli, Francesco Sbetti, Agenda Venezia e Michele Vianello, allo scopo di fare il punto sulle potenzialità offerte per il territorio dalla telematica cittadina.
Le ipotesi di lavoro di questo momento di riflessione scaturiscono proprio dall’interesse ad esplorare il ruolo che la telematica e la rete hanno avuto in questi ultimi anni. La domanda è: le energie vitali dell’area veneziana hanno usato la rete come leva per lo sviluppo e la competitività, la condivisione delle esperienze e la “contaminazione” dei saperi? La riflessione è centrale per due ordini di motivi:
In primo luogo per capire se l’atteggiamento difensivo nei confronti delle nuove tecnologie, tipico della piccola imprenditoria italiana, persiste o ha lasciato spazio a una visione strategica nei confronti del ruolo che le reti digitali possono avere per rafforzare la competitività del territorio e dei diversi soggetti economici che vi operano. In secondo luogo per capire se il ritorno alla dimensione locale, che caratterizza il nostro paese e il nordest in particolare, debba essere letto in senso meramente difensivo o, come recentemente lo ha descritto il Censis[1], come segnale del progressivo affermarsi delle comunità di territorio.
A fronte di un progressivo “appiattimento” delle distanze si assiste, in tutto il mondo, all’emergere del territorio, urbano o regionale, quale dimensione privilegiata per attivare processi virtuosi di natura sociale od economica.
In Italia, descrive il Censis, c’è una costante domanda di rappresentanza territoriale o localistica, che è emersa con chiarezza nelle ultime elezioni politiche, ma che è riscontrabile in una moltitudine di processi sociali e culturali che pongono il territorio al centro: dal rafforzarsi della dimensione urbana nei contesti interessati dalle spinte centrifughe della competizione economica, alla centralità del locale (una sorta di “sussidarietà rovesciata” si legge nel rapporto) nel governo di fenomenologie sociali ed economiche, al potere di veto con cui, spesso, localmente ci si contrappone, soprattutto nei confronti della realizzazione di grandi opere, a interessi collettivi di livello nazionale.
Confrontando questi processi con quelli più ampi di caratura internazionale rimane da esplorare e comprendere fino in fondo la natura del localismo italiano. “Quest’ultimo è oggi declinabile esclusivamente in senso difensivo (come strumento di tutela per il livello di benessere raggiunto) o rivendicativo (come strumento per drenare risorse finanziarie da impiegare localmente), oppure esiste la possibilità che dal protagonismo dei territori si origini un nuovo ciclo di crescita vitale per il paese?”.
E in Italia la geografia ha ancora un valore? Le moltitudini riescono a diventare minoranza creativa anche senza quel software di connessione che dovrebbe essere alla base del sistema locale dell’innovazione? Un giovane di ingegno nel campo, ad esempio, dei nuovi media, ha le stesse possibilità di successo di creare una start up ad Agrigento, come a Torino e New York? Perché i nostri giovani sono quelli che più approfittano del programma Erasmus per andare a conoscere l’Europa del lavoro e pochissimi giovani europei, al contrario, considerano attrattivo il nostro paese?
E ancora, all’interno di queste tendenze ha ancora senso parlare di Città Digitali? E cioè delle tecnologie in grado di favorire la diffusione di una logica relazionale e aiutare a connettere i diversi soggetti attivi all’interno del territorio e con i circuiti internazionali?
Proprio per verificare la maturità del sistema locale dell’innovazione la Fondazione Venezia 2000 ha effettuato, per questa occasione, una indagine sui siti web delle diverse realtà presenti nella città di Venezia: reti istituzionali, associazioni di imprese, agenzie di formazione e ricerca, attività culturali (associazioni, servizi e centri) e guide on line per un totale di 133 siti. Obiettivi specifici dell’indagine sono stati quelli di verificare se i siti web dei diversi attori locali tradissero una deriva autoreferenziale o se, al contrario, tramite la rete si possa ravvisare un approccio volto a valorizzare il territorio nel suo complesso.
I risultati ottenuti fanno propendere per questa seconda interpretazione. Nello specifico:
- La maggioranza dei siti dedica delle pagine alla descrizione del sistema di appartenenza (territorio, settore culturale, settore aziendale, etc.). Sono soprattutto le reti istituzionali ad ospitare informazioni di questo tipo, ma anche la maggioranza delle associazioni produttive, degli enti di formazione e ricerca e dei servizi culturali;
- Quasi il 90% dei siti degli attori locali prevede pagine specifiche per la promozione del territorio, del prodotto, e dei servizi offerti;
- Rispetto alla collaborazione, una buona percentuale dei siti riporta informazioni in merito ad iniziative portate avanti da, o con, altri soggetti locali. In particolare, il 69% dei siti istituzionali e il 76,9% delle associazioni di imprese fanno riferimento a progetti in comune con altri soggetti;
- Discreta anche la diffusione di strumenti a supporto di community di utenti: spazi per forum tra utenti sono presenti, mediamente, in circa il 27% dei siti analizzati;
- Infine, ancora a livello sperimentale e presenti soprattutto nei siti delle associazioni di imprese, il ricorso a strumenti tipici del web 2.0 volti a coinvolgere i propri utenti di riferimento nella stessa produzione di contenuti.
I primi dati considerati per esplorare le ipotesi di lavoro dimostrano un cambiamento, un’evoluzione dell’atteggiamento degli attori locali nei confronti delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie di rete.
Un atteggiamento nuovo che fa ben sperare nella capacità dell’area e della città di Venezia di riuscire a sostenere le diverse energie vitali esistenti sul territorio affinché si trasformino in energie vitali all’interno di un sistema locale dell’innovazione in grado di competere nei mercati internazionali.
[1] Fondazione Censis, L’affermarsi delle comunità di territorio, 5 giugno 2008. Documento curato e presentato da Marco Baldi nell’ambito di “Un mese di sociale: gli snodi di un anno speciale”.
Comunicare l’innovazione 11 Febbraio 2008
Posted by Gianni Dominici in comunicazione, innovazione nella PA, politiche per l'innovazione.add a comment
Come si comunica l’innovazione? Compito non semplice perché si rischia di affidare contenuti e idee nuove a strumenti non adatti.
ForumPA ci sta provando, i profondi cambiamenti che caratterizzano la nuova edizione del 2008 sono stati descritti tramite dei videoclip affidati non ad una grande società di comunicazione ma a un giovane attore che ha cercato, riuscendoci secondo me, a comunicare le idee e le soluzioni innovative che troverete il prossimo maggio.
Condividere la conoscenza. Un’opportunità per diffondere la cultura digitale. 6 Maggio 2007
Posted by vpiersanti in iniziative esterne, open source, partecipazione, politiche per l'innovazione, tecnologia.add a comment
Il 14 maggio si terrà, organizzata dalla Regione Veneto, una giornata di lavoro organizzata in due momenti e approcci diversi. La mattina sarà dedicata ad un convegno presso la Hall e balconata Auriga di Vega PST. Il pomeriggio invece verrà organizzato un Barcamp seguibile anche in diretta on line. La modalità del Barcamp è un’interessante metodologia di lavoro partecipata. Maggiori informazioni su come organizzare un Barcamp le trovate in questa pagina di Wikipedia. Nella sostanza si tratta di una “non conferenza” basata su workshop aperti e tenuti dagli stessi partecipanti. Non esistono quindi relatori e partecipanti e chi vuole partecipare deve proporre un intervento.
Le occasioni di condensazione dei progetti innovativi 25 Dicembre 2006
Posted by vpiersanti in e-government, innovazione nella PA, partecipazione, politiche per l'innovazione.add a comment
di Paolo Subioli – Atenea
Un importante fenomeno a sostegno del processo di innovazione della pubblica amministrazione è la diffusione di progetti e iniziative fondati su una logica della complementarietà e, al contempo, della rete. Fenomeno declinabile nei modi più vari, che possono, ad esempio, prendere la forma di servizi basati sulla sussidiarietà orizzontale, di reti eterogenee di soggetti di un medesimo territorio, di raggruppamenti su aree vaste finalizzati ad obiettivi di portata nazionale, di network di organizzazioni a scala regionale, di raggruppamenti di scopo pubblico-privati e così via. (continua…)
[Politiche per l'innovazione] Nord Est e innovazione: nuove soggettualità e nuovi modelli per riavviare la crescita 22 Aprile 2004
Posted by vpiersanti in politiche per l'innovazione.comments closed
di Gianni Dominici
Ragionare e discutere, oggi, sui temi delle nuove tecnologie e del nordest, può sembrare superato, nel momento in cui forti difficoltà investono sia il settore tecnologico che il mondo dell’economia e della produzione. Eppure è proprio in questi momenti che il pensiero dovrebbe essere più lucido e la discussione più pacata così da permettere di individuare possibili scenari. Sia il settore delle tecnologie che il territorio del nordest stanno vivendo la fine di un ciclo e sono alla ricerca non solo di risposte per fronteggiare la congiuntura negativa in atto, ma anche di nuovi modelli a cui riferirsi per orientare le strategie future. (continua…)
[Politiche per l'innovazione] Innovazione e partecipazione: una metodologia europea 21 Aprile 2004
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di Paolo Martinez
L’innovazione non è solo l’introduzione o l’adozione di una nuova tecnologia. Può essere un nuovo modo di fare le cose, di interagire, di organizzarsi.
Per “navigare” nella complessità e affrontare le costanti incertezze legate ai cambiamenti sociali, economici e culturali è importante attivare esperienze e competenze dei soggetti interessati dai cambiamenti. Clienti, concorrenti, collaboratori, sponsor, utenti (finali), ingegneri, fornitori, vari decisori…, tutti e insieme, giocano un ruolo determinante per il raggiungimento degli obiettivi di cambiamento. (continua…)
[Politiche per l'innovazione] L’innovazione come “sistema”: l’esempio cremonese 21 Aprile 2004
Posted by vpiersanti in best practises, politiche per l'innovazione.comments closed
di Gerardo Paloschi
Tra “tradizione e innovazione”, è questo il leitmotive che ha guidato in questi anni lo sviluppo di Cremona. Uno sviluppo basato su un equilibrato rapporto teso a mantenere e valorizzare i più autentici tratti distintivi della comunità locale (la vocazione agricola e agroindustriale, la qualità della vita, la vivibilità ambientale) e dall’altro inserire nel corpo vivo della città innovazioni importanti e decisive (la capacità di fare governance , la valorizzazione turistica e culturale, le nuove tecnologie, la modernizzazione della pubblica amministrazione, lo sviluppo dei poli universitari, ecc.). (continua…)
[Politiche per l'innovazione] Il Piano di Innovazione Digitale: le proposte di Federcomin 21 Aprile 2004
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intervista a Pietro Varaldo
Italia Società dell’Informazione? il sistema imprenditoriale ha bisogno di un quadro certo di priorità e di politiche di lungo periodo.
L’Italia investe poco in innovazione. In particolare per quanto riguarda l’innovazione digitale il nostro Paese occupa mediamente l’undicesimo posto nelle graduatorie degli indicatori stilate dalla Commissione Europea. Secondo i dati EITO, infatti, l’Italia ha speso nel 2002 solo il 5,47% del PIL in ICT a fronte di una media europea del 6,74%.
In euro significa un delta di circa 15 miliardi di euro che sono un ammontare molto significativo, “allora noi ci siamo posti il problema”, racconta alla nostra telecamera il direttore generale di Federcomin, Pietro Varaldo, “se il paese vuole recuperare questo gap come può fare?” (continua…)
Un viaggio che percorre circa 60 km di costa tra Trapani e Agrigento attraverso i nuovi e gli antichi mestieri del mare. Qui siritrova una cultura di pesca che forse non ha eguali a livello mondiale. Ciò che distingue il settore è la forza con cui esso permea l’economia locale; la compresenza di un “modo di produrre” tradizionale e di soggetti d’eccellenza mondiale per la capacità di innovazione; il condizionamento sociale che ha determinato; la sua storia; la qualità dei suoi prodotti. Il progetto Emerlip – “Emersione del lavoro irregolare nella pesca” – nasce dall’esigenza di porre attenzione alle diverse categorie a rischio di lavoro irregolare nel settore della pesca dell’area della Sicilia sud-occidentale ed in particolare nel comprensorio di Mazara del Vallo e Sciacca. La sfida che Emerlip si è posta è di contribuire alla comprensione del fenomeno e delle sue caratteristiche all’interno del comparto e del territorio avviando un percorso di ricerca, ascolto e formazione funzionale alla definizione di politiche di intervento mirate, condivise ed efficaci.
Raramente ci si trova davanti a concetti tanto nebulosi ed articolati quanto quello dell’economia sommersa. Una complessità che gli deriva tanto dalla pluralità dei fenomeni che ne sono all’origine, quanto dagli effetti che l’irregolarità del lavoro e dell’azienda portano agli individui e all’economia territoriale. Nel sommerso si trovano una pluralità di fattori disomogenei che è tuttavia necessario individuare e affrontare con interventi che, per essere efficaci, devono essere mirati e territorializzati. In quella che da alcuni viene definita come underground economy l’illegalità, criminale o elusiva, si combina spesso con l’ “arte di arrangiarsi”; il degrado sociale, la povertà e l’esclusione con un generale scarso senso civico; la diffusa abitudine a non rispettare le regole necessarie a garantire un’ordinata convivenza con gli eccessi di burocrazia e con radicate consuetudini sociali.
Non si può ignorare che un tale contesto rende sempre più drammatico il mantenimento di livelli competitivi, inducendo le imprese a contemperare strategie propulsive – quali l’innovazione, l’utilizzo di tecnologie, il rafforzamento dei marchi, l’integrazione finanziaria e logistica – con strategie difensive volte non tanto a conseguire una maggiore efficienza ed una crescente produttività, ma a ridurre il più possibile, attraverso meccanismi irregolari o elusivi, i costi inerenti alle risorse umane e alla fiscalità. Le due principali marinerie della costa sud-occidentale, Sciacca e Mazara del Vallo, in cui il progetto Emerlip si è svolto sono estremamente diverse tra loro per tradizioni di pesca, organizzazione e problematiche. Entrambe, però, condividono il bisogno di ragionare su strategie e politiche per rivitalizzare le proprie economie tradizionali, rendere più efficienti i sistemi di controllo e acquisire un nuovo approccio di governance della filiera della pesca e del suo indotto.