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	<title>Il circolo dell'innovazione del nord-est</title>
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		<title>Il circolo dell'innovazione del nord-est</title>
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		<title>Venezia Città Digitale</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 13:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Dominici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è tenuto a Venezia, lo scorso 25 giugno, un seminario tra operatori, amministratori e studiosi sul tema delle città digitali, organizzato dalla Fondazione Venezia 2000 con la partecipazione, tra gli altri, di Giuseppe De Rita, Ferdinando Azzariti, Alfonso Fuggetta, Stefano Micelli, Francesco Sbetti, Agenda Venezia e Michele Vianello, allo scopo di fare il punto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=85&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Si è tenuto a Venezia, lo scorso 25 giugno, un seminario tra operatori, amministratori e studiosi sul tema delle città digitali, organizzato dalla <a href="http://www.fondazionevenezia2000.org/Venezia-nella-rete.html">Fondazione Venezia 2000</a> con la partecipazione, tra gli altri, di Giuseppe De Rita, Ferdinando Azzariti, Alfonso Fuggetta, Stefano Micelli, Francesco Sbetti, Agenda Venezia e Michele Vianello, allo scopo di fare il punto sulle potenzialità offerte per il territorio dalla telematica cittadina.</p>
<p>Le ipotesi di lavoro di questo momento di riflessione scaturiscono proprio dall’interesse ad esplorare il ruolo che la telematica e la rete hanno avuto in questi ultimi anni. La domanda è: le energie vitali dell’area veneziana hanno usato la rete come leva per lo sviluppo e la competitività, la condivisione delle esperienze e la “contaminazione” dei saperi? La riflessione è centrale per due ordini di motivi:</p>
<p>In primo luogo per capire se l’atteggiamento difensivo nei confronti delle nuove tecnologie, tipico della piccola imprenditoria italiana, persiste o ha lasciato spazio a una visione strategica nei confronti del ruolo che le reti digitali possono avere per rafforzare la competitività del territorio e dei diversi soggetti economici che vi operano. In secondo luogo per capire se il ritorno alla dimensione locale, che caratterizza il nostro paese e il nordest in particolare, debba essere letto in senso meramente difensivo o, come recentemente lo ha descritto il Censis<a name="_ftnref1" href="http://portal.forumpa.it/story/45173/venezia-citta-digitale#_ftn1"><span>[1]</span></a>, come segnale del progressivo affermarsi delle comunità di territorio.</p>
<p>A fronte di un progressivo “appiattimento” delle distanze si assiste, in tutto il mondo, all’emergere del territorio, urbano o regionale, quale dimensione privilegiata per attivare processi virtuosi di natura sociale od economica.<br />
In Italia, descrive il Censis, c’è una costante domanda di rappresentanza territoriale o localistica, che è emersa con chiarezza nelle ultime elezioni politiche, ma che è riscontrabile in una moltitudine di processi sociali e culturali che pongono il territorio al centro: dal rafforzarsi della dimensione urbana nei contesti interessati dalle spinte centrifughe della competizione economica, alla centralità del locale (una sorta di “sussidarietà rovesciata” si legge nel rapporto) nel governo di fenomenologie sociali ed economiche, al potere di veto con cui, spesso, localmente ci si contrappone, soprattutto nei confronti della realizzazione di grandi opere, a interessi collettivi di livello nazionale.</p>
<p>Confrontando questi processi con quelli più ampi di caratura internazionale rimane da esplorare e comprendere fino in fondo la natura del localismo italiano. “Quest’ultimo è oggi declinabile esclusivamente in senso difensivo (come strumento di tutela per il livello di benessere raggiunto) o rivendicativo (come strumento per drenare risorse finanziarie da impiegare localmente), oppure esiste la possibilità che dal protagonismo dei territori si origini un nuovo ciclo di crescita vitale per il paese?”.</p>
<p>E in Italia la geografia ha ancora un valore? Le moltitudini riescono a diventare minoranza creativa anche senza quel software di connessione che dovrebbe essere alla base del sistema locale dell’innovazione? Un giovane di ingegno nel campo, ad esempio, dei nuovi media, ha le stesse possibilità di successo di creare una start up ad Agrigento, come a Torino e New York? Perché i nostri giovani sono quelli che più approfittano del programma Erasmus per andare a conoscere l’Europa del lavoro e pochissimi giovani europei, al contrario, considerano attrattivo il nostro paese?</p>
<p>E ancora, all’interno di queste tendenze ha ancora senso parlare di Città Digitali? E cioè delle tecnologie in grado di favorire la diffusione di una logica relazionale e aiutare a connettere i diversi soggetti attivi all’interno del territorio e con i circuiti internazionali?</p>
<p>Proprio per verificare la maturità del sistema locale dell’innovazione la Fondazione Venezia 2000 ha effettuato, per questa occasione, una indagine sui siti web delle diverse realtà presenti nella città di Venezia: reti istituzionali, associazioni di imprese, agenzie di formazione e ricerca, attività culturali (associazioni, servizi e centri) e guide on line per un totale di 133 siti. Obiettivi specifici dell’indagine sono stati quelli di verificare se i siti web dei diversi attori locali tradissero una deriva autoreferenziale o se, al contrario, tramite la rete si possa ravvisare un approccio volto a valorizzare il territorio nel suo complesso.</p>
<p>I risultati ottenuti fanno propendere per questa seconda interpretazione. Nello specifico:</p>
<ul>
<li>La maggioranza dei siti dedica delle pagine alla descrizione del sistema di appartenenza (territorio, settore culturale, settore aziendale, etc.). Sono soprattutto le reti istituzionali ad ospitare informazioni di questo tipo, ma anche la maggioranza delle associazioni produttive, degli enti di formazione e ricerca e dei servizi culturali;</li>
<li>Quasi il 90% dei siti degli attori locali prevede pagine specifiche per la promozione del territorio, del prodotto, e dei servizi offerti;</li>
<li>Rispetto alla collaborazione, una buona percentuale dei siti riporta informazioni in merito ad iniziative portate avanti da, o con, altri soggetti locali. In particolare, il 69% dei siti istituzionali e il 76,9% delle associazioni di imprese fanno riferimento a progetti in comune con altri soggetti;</li>
<li>Discreta anche la diffusione di strumenti a supporto di community di utenti: spazi per forum tra utenti sono presenti, mediamente, in circa il 27% dei siti analizzati;</li>
<li>Infine, ancora a livello sperimentale e presenti soprattutto nei siti delle associazioni di imprese, il ricorso a strumenti tipici del web 2.0 volti a coinvolgere i propri utenti di riferimento nella stessa produzione di contenuti.</li>
</ul>
<p>I primi dati considerati per esplorare le ipotesi di lavoro dimostrano un cambiamento, un’evoluzione dell’atteggiamento degli attori locali nei confronti delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie di rete.</p>
<p>Un atteggiamento nuovo che fa ben sperare nella capacità dell’area e della città di Venezia di riuscire a sostenere le diverse energie vitali esistenti sul territorio affinché si trasformino in energie vitali all’interno di un sistema locale dell’innovazione in grado di competere nei mercati internazionali.</p>
<p><a name="_ftn1" href="http://portal.forumpa.it/story/45173/venezia-citta-digitale#_ftnref1"><span>[1]</span> </a>Fondazione Censis, L’affermarsi delle comunità di territorio, 5 giugno 2008. Documento curato e presentato da Marco Baldi nell’ambito di “Un mese di sociale: gli snodi di un anno speciale&#8221;.</p>
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		<title>Research to Business (R2B) a Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 16:03:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Dominici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Fiera di Bologna ospiterà il 5 e il 6 giugno il quarto salone della ricerca industriale. Tra gli eventi da segnalare &#8220;Costruiamo insieme il futuro&#8221;, il giorno di apertura, nell&#8217;ambito del quale verrà presentato il progetto  di sviluppo dei Tecnopoli emiliani, le cittadelle dell&#8217;innovazione che dovranno nascere in ciascua provincia. Maggiori informazioni sul sito [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=84&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La Fiera di Bologna ospiterà il 5 e il 6 giugno il quarto salone della ricerca industriale. Tra gli eventi da segnalare &#8220;Costruiamo insieme il futuro&#8221;, il giorno di apertura, nell&#8217;ambito del quale verrà presentato il progetto  di sviluppo dei Tecnopoli emiliani, le cittadelle dell&#8217;innovazione che dovranno nascere in ciascua provincia. Maggiori informazioni sul sito di <a href="http://www.rtob.it">R2B</a>.</p>
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		<item>
		<title>P4G summit a Venezia</title>
		<link>http://vpiersanti.wordpress.com/2008/05/19/p4g-summit-a-venezia/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 13:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Dominici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Si svolgerà al VEGA il 20 maggio 2008  P4G Partners Summit , evento di grande interesse internazionale per favorire sinergie e progetti di sviluppo economico tra Italia e USA.
Maggiori Informazioni sul sito di Vega.
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=83&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong> <span style="text-decoration:underline;">Si svolgerà al VEGA il 20 maggio 2008</span> </strong> <strong>P4G Partners Summit</strong> , evento di grande interesse internazionale per favorire sinergie e progetti di sviluppo economico tra Italia e USA.</p>
<p>Maggiori Informazioni sul sito di <a href="http://www.vegapark.ve.it/vega/acms/vega/">Vega</a>.</p>
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		<title>L’identità professionale senza appartenenza</title>
		<link>http://vpiersanti.wordpress.com/2008/05/03/l%e2%80%99identita-professionale-senza-appartenenza/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 May 2008 18:19:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vpiersanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Valentina Piersanti
Dei grandi cambiamenti avvenuti nelle diverse dimensioni del lavoro è possibile leggere a chiare lettere nelle forme contrattuali che chiamiamo appunto atipiche. Le partite iva imposte o suggerite, le collaborazioni a progetto, i lavori a chiamata ecc. formalizzano e codificano il passaggio da una situazione che era evidentemente standard – quella del lavoro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=82&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Valentina Piersanti</em></p>
<p>Dei grandi cambiamenti avvenuti nelle diverse dimensioni del lavoro è possibile leggere a chiare lettere nelle forme contrattuali che chiamiamo appunto atipiche. Le partite iva imposte o suggerite, le collaborazioni a progetto, i lavori a chiamata ecc. formalizzano e codificano il passaggio da una situazione che era evidentemente standard – quella del lavoro a tempo indeterminato e a tempo pieno – a una più sfaccettata in cui le diverse forme del lavoro condividono il fatto di essere a scadenza. Questo passaggio e il nuovo paradigma economico che lo ha generato modificano e differenziano ogni singola componente del lavoro, dalle strategie di ricerca alle competenze necessarie, dai tempi agli spazi, fino ai rapporti professionali, ma soprattutto agiscono sui processi di creazione delle identità professionali e sulla stessa natura sociale del lavoro.</p>
<p><span id="more-82"></span><br />
Ci sono senz’altro degli effetti trasversali che impattano su professioni legate a produzioni e organizzazioni per così dire tradizionali, senza distinzione di età ne di posizionamenti sociali. Ma ci sono soprattutto fenomenologie che si esauriscono nei nuovi mestieri, quelli legati all’economia della conoscenza, alle organizzazioni fluide della produzione immateriale e che sono affare quasi esclusivo delle nuove generazioni di lavoratori. E’ per queste ultime il divieto di rappresentare il lavoro come qualcosa che rimane stabile nel tempo, un progetto “a tempo indeterminato”. Ed è a queste ultime che viene socialmente richiesto di costruirsi un’identità professionale dinamica e capace di azioni flessibili, responsabile oltre che autonoma, ma soprattutto capace di continui e nuovi adattamenti.<br />
Da uno sguardo veloce sui dati dell’Isfol la società dei lavori al plurale, quella in cui i contratti riportano la data di scadenza della prestazione e del rapporto con l’azienda, risulta abitata prevalentemente da giovani, donne e laureati.<br />
Per chi ha meno di 30 anni l’incidenza di forme contrattuali atipiche dipendenti e autonome raggiunge livelli 3 volte superiori rispetto a chi ne ha più di 40: differenze significative che solo in parte sono spiegabili rispetto all’uso di queste tipologie di contratto nella fase di avvio al lavoro. Non è lo studio a garantire la stabilità occupazionale, a tal punto che dai dati Isfol sono proprio i laureati a presentare l’incidenza maggiore di atipicità (17,4%).</p>
<p>Se si guarda invece alle categorie professionali operai ed impiegati risultano i più garantiti sul piano contrattuale, mentre sul versante opposto, tra le occupazioni instabili, troviamo unite da alti tassi di incidenza di lavoro atipico le professioni non qualificate e le professioni intellettuali e scientifiche.<br />
Rispetto, infine, all’analisi per settori dai dati dell’indagine Plus i serbatoi preferenziali di precarietà sono i servizi alla produzione, dalla ricerca alla finanza, all’informatica, e i servizi alle persone.</p>
<p>Quello che sta avvenendo negli ultimi anni e che trova evidenza nella crescita dell’incidenza dei lavori atipici sul totale dell’occupazione appare come una sorta di processo di secolarizzazione del lavoro, tale per cui la costruzione dell’identità professionale smette di avvenire entro i limiti certi e rigidi del “posto a vita”, forgiata dall’organizzazione in cui si svolge occupazione stabile-regolare-di lunga durata, per tornare a essere riacquisita dall’individuo. Vale a dire che nel momento in cui la fissità del ruolo sociale che il lavoro a vita si portava dietro viene sostituita da una pluralità di esperienze, l’identità professionale diventa il risultato di un puzzle esperienziale in cui la combinazione dei diversi pezzi è, certamente più che nel passato, una responsabilità del singolo.<br />
Se infatti l’identità si crea, attraverso un percorso che è a un tempo soggettivo e sociale, nella relazione con le persone con cui cooperiamo e con l’organizzazione stessa, nel passaggio dal “Lavoro” ai “lavori” molti e significativi sono i cambiamenti.<br />
In primo luogo proprio i rapporti con i propri colleghi: prima caratterizzati dalla necessaria prossimità fisica, piuttosto limitati in termini numerici, sostanzialmente immutati per tutto l’arco della vita professionale e spesso strutturati secondo una gerarchia verticale, si fanno ora principalmente orizzontali, non legati per necessità alla fisicità dell’azienda, numericamente consistenti e della durata di permanenza nell’azienda.<br />
Anche il rapporto con l’azienda subisce forti allentamenti dovuti, in parte, all’accorciamento dei tempi di permanenza e, in parte, alla diversa natura dei rapporti contrattuali, a tal punto che difficilmente il lavoro per (e in) un’organizzazione porta ai processi di identificazione con essa e da questi allo svilupparsi di un senso di appartenenza. Quel senso di appartenenza che fino a non troppo tempo fa faceva da guida tanto alla vita professionale, quanto al posizionamento sociale, ai ruoli e da questi ai consumi e alla dimensione culturale.<br />
La costruzione dell’identità professionale in situazioni di lavoro atipico, a progetto e nelle diverse forme di lavoro autonomo e consulenziale, prende necessariamente delle traiettorie diverse rispetto al passato dei lavori a tempo indeterminato. Non è più l’organizzazione, o meglio non una sola, a pianificare il percorso identitario sul piano professionale: gli avanzamenti di carriera, la crescita strutturata delle conoscenze e una socializzazione al lavoro tutta interna. Non è più l’azienda il confine entro cui si definiscono le reti di relazione professionale da cui l’identità prende forma.<br />
Perché però in una situazione di lavoro instabile, composta da una pluralità spesso eterogenea di ambiti lavorativi, si sviluppi un’identità “stabile” è necessario acquisire, a livello individuale, una forte padronanza del proprio percorso di formazione, apprendimento e professionalizzazione. Solo attraverso una progettualità propria di lungo sguardo attorno alla quale ridare unità alle diverse esperienze professionali è possibile, infatti, attutire i sentimenti di incertezza che l’iper-frantumazione dei lavori proietta sulla propria identità.<br />
Tuttavia, questo avviene per larga parte in funzione della forza del proprio capitale sociale, ossia per la presenza di reti sociali di protezione e accudimento per un verso e, per l’altro &#8211; sempre più centrale- per la capacità di creare reti professionali; nuove appartenenze. Però in questo caso si tratta di appartenenze deboli, aggregazioni di natura spesso comunitaria ma che nascono su di un interesse comune, su una pratica condivisa. Ne sono un esempio tanto i network professionali citati nelle strategie di ricerca del lavoro in cui è possibile aumentare i propri contatti professionali, gestire i propri, inserire il proprio profilo, i propri interessi e le competenze di cui si dispone, cercare clienti, partners o offerte di lavoro per cui essere “raccomandato” dagli altri utenti; ne sono un esempio la comunità dei designer KMDicamo, nata su input di Treviso tecnologia con l’obiettivo di aggregare profili professionali omogenei, cioè persone che condividono una stessa pratica lavorativa (designers, prototipisti, modellisti nel caso dell&#8217;abbigliamento, ecc.) offrendo loro un nuovo ambito di incontro e discussione nel quale consolidare ed incrementare il proprio bagaglio professionale. Non meno emblematica è l’esperienza dell’ Urp degli Urp, la comunità di pratica comunità di pratica degli operatori della comunicazione pubblica che già nel 2002 aveva al suo attivo più di 1.000 consulenze erogate dagli sportelli, circa 12.600 messaggi circolati nella mailing list Urpnews per più di 1.000 iscritti, quasi 5.000 gli URP censiti in banca dati.<br />
L’aggregazione all’interno di una comunità di pratica e in aggregazioni simili  avviene, lo si è detto, intorno a un tema specifico, a una competenza, a un saper fare. Questo, e non l’appartenenza, crea le connessioni tra le persone che, nel caso delle comunità virtuali, sono per altro geograficamente illimitate. Attraverso i legami che si creano i membri delle comunità di pratica sviluppano le loro pratiche in modo condiviso interagendo su problemi, soluzioni, punti di vista e costruendo un spazio comune di accumulazione della conoscenza tacita ed esplicita. Questo permette una più stretta connessione tra imparare e fare, garantendo allo stesso tempo un processo di riconoscimento sociale e soggettivo delle proprie competenze.<br />
E’ proprio questo uno dei punti centrali intorno a cui assumono rilevanza le esperienze dei network professionali. Siano esse reali, virtuali o blended le comunità che nascono attorno ad una pratica, come processo spontaneo dal basso, facilitano i processi autodiretti di costruzione e rafforzamento della propria identità sociale e di manutenzione/miglioramento delle proprie competenze in contesti che, come quello attuale, sono caratterizzati da una profonda discontinuità professionale.<br />
Questo non vuol dire, tuttavia, che le organizzazioni stiano abbandonando la loro funzione aggregativa. L’azienda, anzi le diverse aziende che si incontrano lungo il proprio cammino professionale mantengono un ruolo centrale nella produzione di input per la creazione dell’identità professionale, ma l’output non ne è più conseguenza lineare. Il lavoro, perdendo la dimensione dell’unicità, perde il processo che porta all’identificazione da cui in passato si derivava il senso di appartenenza a determinati gruppi o classi sociali nelle quali riconoscersi per valori, stili di vita e consumi e attraverso le quali distinguersi dagli altri.<br />
Quello che succede ora, all’interno delle nuove forme di aggregazione, è che gli input provenienti dalle esperienze lavorative “pure”, si uniscono a quelli che derivano dalla formazione o da attività del tempo libero, dai terzi e dai quarti lavori. Questi insieme vengono codificati a livello individuale per essere “raccontati” e condivisi con gli altri membri della comunità con cui si stabiliscono legami deboli, ognuno dei quali li fa propri, ci entra in relazione, li riconosce, ci riconosce. E’ all’interno della comunità o comunque nella capacità di pianificare la propria crescita che si ritrova, in qualche modo, l’unitarietà dell’identità professionale senza che questa porti con se l’appartenenza valoriale o culturale relativa agli altri aspetti della vita quotidiana. Se ciò però non si riesce a fare quel che resta è un’identità frammentata che riflette i suoi effetti, questo sì, nel modo di vivere il proprio ruolo sociale.</p>
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		<title>Il Coworking</title>
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		<pubDate>Sat, 03 May 2008 18:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vpiersanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[[nuove professioni]]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[coworking]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[di Elvira Zollerano – Marketing e comunicazione

Il CoWorking è la tendenza emergente che sta prendendo piede in tutto il mondo e che sta dando vita a un nuovo modello di lavoro. Come dice la parola stessa, il CoWorking si basa sul lavoro collaborativo e nasce dalle esigenze di persone che svolgono abitualmente “lavori da casa”, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=81&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Elvira Zollerano – Marketing e comunicazione</em></p>
<p><em></em><br />
Il CoWorking è la tendenza emergente che sta prendendo piede in tutto il mondo e che sta dando vita a un nuovo modello di lavoro. Come dice la parola stessa, il CoWorking si basa sul lavoro collaborativo e nasce dalle esigenze di persone che svolgono abitualmente “lavori da casa”, professionisti indipendenti o persone che viaggiano spesso e che finiscono per lavorare in un modo solitario. Molte di questi liberi professionisti avvertono la pesantezza del lavoro “isolato” dove i contatti umani si riducono a conversazioni telefoniche e via email, preferendo svolgere il proprio lavoro in luoghi più affollati per aumentare le proprie occasioni di interagire con il mondo esterno.</p>
<p><span id="more-81"></span><br />
Si tratta di una rete di spazi operativi aperti alla collaborazione per sviluppatori, scrittori, free-lancer e professionisti indipendenti di varia natura. Nasce dalle esigenze di chi ha bisogno di un collegamento Wi- Fi, una semplice scrivania, uno spazio più isolato per perdersi in conversazioni telefoniche unito alla possibilità di condividere la propria esperienza di lavoro con gli altri. Alcuni CoWorking space sono stati sviluppati da “nomadi della Rete”, soprattutto imprenditori che cercano un’alternativa al lavorare nei caffè, o all’isolamento del lavoro in casa o uffici indipendenti. I CoWork sono essenzialmente dei locali, veri e propri appartamenti o grandi e piccoli loft, con molte postazioni lavoro, i più interessanti non hanno dei divisori tra una scrivania e l’altra ma sono arredati con grandi tavoli dove le persone siedono le une accanto alle altre; c’è uno spazio adibito a cucina, una sala appartata per riunioni e, a seconda dell’idea dei proprietari, vari luoghi per il relax dove la chiacchierata informale e il confronto vengono stimolati; naturalmente un collegamento Wi-Fi, stampante, fax e fotocopiatrice a disposizione. Parliamo quindi non solo uno spazio lavorativo, ma un vero e proprio connettore sociale. Un ufficio condiviso, a cui si aggiunge la cultura del “caffè”.<br />
Diverse sono le motivazioni che spingono i liberi professionisti a vivere la propria giornata lavorativa in simili strutture. Chi viaggia molto per lavoro trova conveniente e comodo affittare questi spazi per tutto il tempo di permanenza in una determinata città, alcuni lo fanno semplicemente per uscire dall’isolamento della propria casa, altri per aumentare le opportunità di lavoro, tutti perché uniti dallo spirito di condivisione che permea l’atmosfera di questi luoghi.<br />
Il CoWorking permette questo tipo di aggregazione sociale per un gruppo di persone che, pur lavorando indipendentemente, condividono i valori e sono interessati alla sinergia che può capitare lavorando con persone di talento nello stesso spazio. L’idea di lavorare insieme in un unico spazio, ognuno alle prese con le proprie attività, è frutto di un sentore sempre più diffuso, soprattutto tra i creativi, di concepire il lavoro in modo orizzontale, lontano dai tradizionali concetti gerarchicamente piramidali. Gli stimoli creativi arrivano spesso dal confronto con gli altri e quando questo confronto avviene tra persone che fanno della libera professione il proprio mestiere può accadere che da esso nascano nuovi progetti da sviluppare insieme.</p>
<p>Il movimento creato da Bernie  è molto di più di una condivisione di spazi, si tratta di collaborazione tra menti creative, capaci di lavorare in modo produttivo ed egualitario. Nessun tipo di rivalità, nessuna competizione, nessuno sgambetto tra colleghi per ricevere le attenzioni del capo, niente raccomandazioni, niente di tutto questo dato che il CoWorking è l’antitesi del lavoro in azienda. I progetti si sviluppano per affinità, non c’è una decisione dall’alto, anche perché non esiste nessun capo, e la cooperazione ha come prerogativa la competenza. Inoltre, la pluralità degli spazi favorisce la rotazione, non c’è un’assegnazione ben precisa, ogni giorno chi affitta un posto si siede dove capita; e questo favorisce il movimento fisico e delle menti. Per questo il CoWorking è definito, dallo stesso Bernie, “l’arte della collaborazione in linea, o meglio del lavorare insieme in modo eguale”.</p>
<p>Un altro punto di forza degli spazi condivisi riguarda l’aspetto economico. Il costo di una postazione varia da una cifra giornaliera che parte da $10 ai $100 o una tariffa mensile che si aggira tra i $150 e i $700, naturalmente la differenza è legata alla collocazione dei CoWork; i più cari sono a New York e a Tokio.<br />
Girovagando per la rete si trovano degli spazi molto stimolanti a livello creativo, il più interessante è sicuramente la Hat Factory di San Francisco (hatfactory.net), sul sito il gestore presenta il suo locale con un video molto divertente in grado di trasmettere subito lo spirito creativo che si respira in questo luogo. Sono disponibili anche foto degli spazi e un breve profilo degli altri “occupanti” del locale per dare la possibilità agli interessati di collocarsi nelle realtà più vicine ai propri interessi. Molti sono, infatti, i CoWork a tema, in cui viene stimolato il confronto tra professioni simili per aumentare le possibilità di eventuali collaborazioni.<br />
Soprattutto chi svolge un lavoro di tipo creativo sa bene come l’interazione tra realtà complementari sia spesso una condizione indispensabile per la concretizzazione di progetti. Ma i CoWork non sono utilizzati solo da singoli individui, spesso le imprese start-up affittano spazi per avviare la propria attività riducendo notevolmente i costi iniziali di mantenimento di un ufficio.<br />
Grazie alle nuove tecnologie il lavoro sta cambiando, aumentano in modo esponenziale il numero delle persone che decidono di crearsi una propria attività e uscire dalla staticità che il lavoro in grosse aziende spesso comporta. Se prima i costi per intraprendere un business proprio erano proibitivi per molti, ora grazie ai servizi che la rete ci offre e a idee come il CoWorking è molto più alla portata di tutte le tasche. L’importante è avere delle buone intuizioni, molta professionalità e una mente libera dai limiti che una visione verticale del lavoro comporta.</p>
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		<title>Il lavoro che cambia, un modello descrittivo</title>
		<link>http://vpiersanti.wordpress.com/2008/05/03/il-lavoro-che-cambia-un-modello-descrittivo/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 May 2008 17:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vpiersanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[[nuove professioni]]]></category>

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		<description><![CDATA[L’indagine di sfondo che la redazione di circoloinnovazione.it ha condotto durante il 2007-2008 per la costruzione della mappa delle nuove professioni parte da un esame dei grandi cambiamenti e dalle nuove fenomenologie che stanno modificando le principali dimensioni del lavoro.
Tempo, spazi e luoghi, processi formativi, inquadramenti contrattuali, competenze, modalità di produzione, strumenti di lavoro, strategie [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=79&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L’indagine di sfondo che la redazione di circoloinnovazione.it ha condotto durante il 2007-2008 per la costruzione della mappa delle nuove professioni parte da un esame dei grandi cambiamenti e dalle nuove fenomenologie che stanno modificando le principali dimensioni del lavoro.</p>
<p><em>Tempo, spazi e luoghi, processi formativi, inquadramenti contrattuali, competenze, modalità di produzione, strumenti di lavoro, strategie di ricerca.</em></p>
<p>Sono solo alcune delle componenti “base” del lavoro che si stanno &#8211; più o meno fragorosamente – trasformando, a tal punto da poter parlare di una vera e propria morfogenesi del lavoro che esprime delle tendenze che portano il lavoro nelle seguenti direzioni: da salariato ad autonomo; da astratto a concreto; da rigido a flessibile; da tipico ad atipico; da strumentale a espressivo; da utile individualmente a utile socialmente; da chiuso in uno spazio e in un tempo definiti a localmente e temporalmente aperti; da gerarchico a orizzontale; da competitivo a collaborativo.<span id="more-79"></span> In alcuni casi però i cambiamenti in atto si riferiscono a specificità legate alle sole professioni della conoscenza, anche se più spesso le dinamiche sono generali e, anche se con intensità diversi per i vari segmenti, si riferiscono al mutamento del mercato del lavoro nel suo complesso.  <strong></strong></p>
<p><strong>Tempo di lavoro</strong>: diverse sono le modalità con cui cambiano gli orari di lavoro e le rappresentazioni sociali del tempo. Il tempo di lavoro guadagna una maggior porosità derivata dall’evoluzione delle tecnologie produttive e dall’aumento dell’elasticità organizzativa delle aziende. Si parla di part-time orizzontale e verticale, ma anche di contratti weekend, di flexi-time cioè di flessibilità e di ricomposizione dell’orario nell’arco della settimana, del mese o dell’anno, di turni di lavoro che sempre più coinvolgono i lavoratori nei giorni di festa e in orari notturni.</p>
<p>Altra tendenza sempre più rilevante, che riguarda fortemente i lavoratori atipici ma sempre di più anche i dipendenti, è che il lavoro viene organizzato per progetti e quel che conta è il risultato finale e non il tempo trascorso in azienda. Questo non è un vincolo, lo sono piuttosto la consegna da rispettare, il traguardo da raggiungere e gli standard della rete in cui l’attività è inserita. E ciò avviene sostanzialmente perché nella maggior parte delle professioni terziarie non c’è necessità di presenza e soprattutto perché il valore del lavoro, in questi casi, non sta nel monte-ore in cui si esercita ma dalla qualità umana che incorpora e dunque da un tempo qualitativo inteso come attenzione, creatività, sviluppo delle capacità e delle sensibilità umane. Tuttavia, in una situazione di mercato altamente competitivo, ciò non comporta mai, o quasi mai, una riduzione dell’orario di lavoro ma, al contrario, porta a un’estensione della giornata e della settimana lavorativa.</p>
<p>Se, da una parte, con la crescita del terziario avanzato e delle professioni immateriali il tempo di vita e il tempo di lavoro entrano in un rapporto dialettico e meno distinto, dall’altra, la crescente precarizzazione del lavoro crea invece una maggiore intermittenza tra tempo di vita e tempo di lavoro.  <strong></strong></p>
<p><strong>Spazi e luoghi di lavoro</strong>: I cambiamenti legati agli spazi e ai luoghi di lavoro vanno a modificare la tradizionale separazione netta tra spazi di lavoro e di vita sulla spinta fondamentalmente di due macro tendenze in atto: la smaterializzazione della produzione e la “virtualizzazione” dello spazio; la frammentazione dell’impresa sul territorio e la riduzione della dimensione aziendale.</p>
<p>Rispetto alla prima, a fronte di una crescita esponenziale di lavori che manipolano informazione, comunicazione, conoscenza lo spazio inteso come luogo fisico lascia la sua centralità a spazi di relazioni e digitalizzati. A definire lo spazio di lavoro sono infatti le reti di persone con cui si collabora e, spesso, tutto quello che è necessario per svolgere il proprio lavoro si trova in spazi virtuali accessibili dal proprio PC.</p>
<p>La frammentazione dell’impresa e la molecolarizzazione del sistema aziendale porta invece a una mobilità meno rigida che riguarda, in modo diverso, sia i lavoratori indipendenti che quelli dipendenti. I primi non sempre lavorano presso un’unica sede di lavoro né presso enti o aziende ma spesso a casa propria, spostandosi in base alle esigenze della committenza. Mentre per i lavori dipendenti un esempio classico “domestication” dell’attività lavorativa è quello del telelavoratore che, anziché recarsi in azienda, lavora dalla sua postazione di casa. L’azienda risparmia i costi di spostamento e il lavoratore è libero di organizzare il lavoro come meglio crede, anche se i confini spaziali diventano quelli famigliari e non più quelli aziendali. In ultimo arrivano dagli USA e crescono rapidamente in Europa e in Italia i co-work, spazi di lavoro condivisi per chi si sposta molto o per chi cerca un’alternativa al lavorare nei caffè, o all’isolamento del lavoro in casa o uffici indipendenti. Molte anche le imprese start-up che affittano spazi per avviare la propria attività riducendo notevolmente i costi iniziali di mantenimento di un ufficio.  <strong></strong></p>
<p><strong>Tipo di Competenze</strong>: Il lavoro di circoloinnovazione.it si concentra sull’analisi delle competenze chiave per i professionisti dell&#8217;informazione e gli operatori della conoscenza. Vale a dire sulle competenze richieste dall’agire in un contesto ad elevata relazionalità e caratterizzato dall’uso di tecnologie per l’informazione e la comunicazione. Per ciascuno dei nuovi profili professionali analizzato verranno nelle pagine che seguono dettagliate le singole competenze nello specifico, volendo invece qui offrire un quadro di natura più generale possiamo sintetizzarle nelle seguenti più o meno ampie categorie:</p>
<ul>
<li>attitudini manageriali;</li>
<li>attitudini organizzative;</li>
<li>capacità creative;</li>
<li>competenze informatiche;</li>
<li>competenze giuridiche;</li>
<li>competenze comunicative;</li>
<li>competenze linguistiche;</li>
<li>competenze relazionali.</li>
</ul>
<p><strong>Processi formativi</strong>: uno degli elementi di cambiamento più significativi sul piano della formazione e dell’apprendimento è lo slittamento dal sapere scolastico e dal saper esperienziale, acquisito on the job, a una “formazione integrata”. Vale a dire che, da un lato, le imprese dimostrano un’attenzione sempre maggiore alle competenze tacite e non “formalizzate” rispetto ai saperi acquisiti durante l’iter scolastico o universitario e, dall’altro, chi offre lavoro sempre più di frequente porta con se un bagaglio di conoscenze e competenze provenienti non più solo dal percorso di studi e dal lavoro “vero”, ma da esperienze di natura diversa. Rientra tra queste quello che Alvin Toffler ha chiamato il terzo lavoro, intendendo sottolineare il valore per l’economia delle attività di prosumo, quelle per cui si è al tempo stesso produttori e consumatori, da cui derivano competenze acquisite per hobby e non per profitto. Tale fenomeno è particolarmente significativo per tutti i nuovi profili comparsi sul mercato con lo sviluppo dell’economia di internet per cui non esistono processi formativi codificati. Come si vedrà nelle schede relative ai profili professionali, difficilmente chi diviene Net clipper, Tutor FAD, Hacker, Infobroker o Community manager raramente lo fa seguendo dei corsi direttamente finalizzati, ma più spesso ha acquisito le proprie competenze e abilità frequentando la Rete.</p>
<p>Un’altra novità importante sul piano dell’apprendimento è quella relativa alle comunità di pratica e alla vertiginosa crescita delle piattaforme di social networking. Strumenti di natura diversa che permettono alle persone con interessi simili di trovarsi, soddisfare il bisogno di visibilità e riconoscimento, attivare relazioni sulla base dei propri interessi, creare nuove forme di cultura e conoscenza collettive e alternative, creare nuovi canali di distribuzione e promozione con possibili clienti/fornitori.  <strong></strong></p>
<p><strong>Tipo di contratto</strong>: accanto a quello che in passato era considerato l’unico rapporto di lavoro stabile &#8211; il lavoro dipendente a tempo indeterminato e a tempo pieno &#8211; e che oggi diventa comunque meno durevole e più a rischio nascono, o vengono utilizzati in maniera molto più ampia rispetto al passato, contratti flessibili come: le prestazioni occasionali, le collaborazioni coordinate e continuative, il lavoro interinale, i contratti weekend, l’associazione in partecipazione, il job sharing ecc.</p>
<p>La diffusione del lavoro atipico, ossia tutto quello che non può essere catalogato come tipico e cioè tutto ciò che si allontana dal lavoro dipendente a tempo pieno e indeterminato, risulta essere una tra le variabili più incidenti nella definizione delle strategie di ricerca del lavoro, nel modo stesso di organizzare e svolgere il lavoro, ma soprattutto, lo vedremo in seguito, nei percorsi di creazione dell’identità professionale.</p>
<p><strong>Strategie di ricerca del lavoro</strong>: rispetto alle modalità di ricerca del lavoro i canali di maggior uso restano quelli delle conoscenze personali, delle autocandidature, delle segnalazioni di fornitori o clienti dell’azienda. La “primazia” dei canali informali non sembra destinata a cedere il passo alle modalità di reclutamento formali. Tuttavia, attraverso la rete questi stanno vivendo importanti evoluzioni che vanno dalla crescita del numero di annunci pubblicati on line, alla creazione di portali più o meno specialistici su cui è possibile inserire il proprio profilo e il curriculum vitae e, spesso, anche mettere in vetrina i proprio prodotti.</p>
<p>L’evoluzione più interessante sta però negli spazi web di social networking per il networking professionale. Questi rispondono con tutta una serie di servizi a chi deve costruire la propria professionalità in un mercato del lavoro segnato dalla riduzione del lavoro dipendente e stabile, da carriere frammentate e costruite passando il più velocemente possibile da un’azienda all’altra, da lavoro collaborativo. Categorie di nuovi lavoratori per le quali quello che conta è avere un buon network, e che attraverso tali siti possono aumentare i contatti professionali e gestire i propri, inserire il proprio profilo, i propri interessi e competenze, cercare clienti, partners o offerte di lavoro per cui essere “raccomandato” dagli altri utenti.</p>
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		<title>I protagonisti dell&#8217;innovazione</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 22:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Dominici</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione nella PA]]></category>
		<category><![CDATA[ForumPA]]></category>
		<category><![CDATA[innovatori]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Nuova iniziativa  di ForumPA “I protagonisti dell’innovazione” che ha l’obiettivo di premiare gli innovatori della Pubblica Amministrazione italiana. Il premio è organizzato insieme a Nova del Sole 24ore e si basa su un meccanismo di segnalazione e di social rating.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nuova iniziativa  di ForumPA “<a href="http://www.innovatori.forumpa.it/">I protagonisti dell’innovazione</a>” che ha l’obiettivo di premiare gli innovatori della Pubblica Amministrazione italiana. Il premio è organizzato insieme a <a href="http://nova.ilsole24ore.com/nova24ora/2008/03/premio-forum-pa.html">Nova del Sole 24ore</a> e si basa su un meccanismo di segnalazione e di social rating.</p>
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			<media:title type="html">Gianni Dominici</media:title>
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	</item>
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		<title>Comunicare l&#8217;innovazione</title>
		<link>http://vpiersanti.wordpress.com/2008/02/11/comunicare-linnovazione/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 19:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Dominici</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione nella PA]]></category>
		<category><![CDATA[politiche per l'innovazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Come si comunica l&#8217;innovazione? Compito non semplice perché si rischia di affidare contenuti e idee nuove a strumenti non adatti.
ForumPA ci sta provando, i profondi cambiamenti che caratterizzano la nuova edizione del 2008 sono stati descritti tramite dei videoclip affidati non ad una grande società di comunicazione ma a un giovane attore che ha cercato, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=77&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Come si comunica l&#8217;innovazione? Compito non semplice perché si rischia di affidare contenuti e idee nuove a strumenti non adatti.</p>
<p><a href="http://www.forumpa.it/forumpa2008/home/home.html">ForumPA </a>ci sta provando, i profondi cambiamenti che caratterizzano la nuova edizione del 2008 sono stati descritti tramite dei videoclip affidati non ad una grande società di comunicazione ma a un giovane attore che ha cercato, riuscendoci secondo me, a comunicare le idee e le soluzioni innovative che troverete il prossimo maggio.</p>
<p><code></code><code><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://vpiersanti.wordpress.com/2008/02/11/comunicare-linnovazione/"><img src="http://img.youtube.com/vi/m5-B_A5EFRk/2.jpg" alt="" /></a></span></code></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://vpiersanti.wordpress.com/2008/02/11/comunicare-linnovazione/"><img src="http://img.youtube.com/vi/iC14uXXusnY/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/vpiersanti.wordpress.com/77/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/vpiersanti.wordpress.com/77/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vpiersanti.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vpiersanti.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vpiersanti.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vpiersanti.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vpiersanti.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vpiersanti.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vpiersanti.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vpiersanti.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vpiersanti.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vpiersanti.wordpress.com/77/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=77&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Gianni Dominici</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Torna la fiera campionaria per far sognare l&#8217;Italia e accompagnare il nuovo made in Italy</title>
		<link>http://vpiersanti.wordpress.com/2007/10/02/torna-la-fiera-campionaria-per-far-sognare-l%e2%80%99italia-e-accompagnare-il-nuovo-made-in-italy/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Oct 2007 13:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Dominici</dc:creator>
				<category><![CDATA[distretti industriali]]></category>
		<category><![CDATA[distretti produttivi]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[iniziative esterne]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione nelle imprese]]></category>
		<category><![CDATA[relazionalità]]></category>
		<category><![CDATA[saperi e competenze]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo locale]]></category>

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		<description><![CDATA[La Fiera Campionaria il luogo simbolo del boom economico, la vetrina della rinascita italiana nel dopoguerra. Una gigantesca festa popolare delle meraviglie, che ha permessoa tanti italiani di scoprire nuovi prodotti, di apprezzare i progressi tecnologici e di conoscere una nuova cultura industriale. La Fiera Campionaria ha saputo ancheinterpretare e rappresentare le profonde trasformazioni sociali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=74&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><font face="BodoniMT" size="4">La Fiera Campionaria il luogo simbolo del boom economico, la vetrina della rinascita italiana nel dopoguerra. Una gigantesca festa popolare delle meraviglie, che ha permessoa tanti italiani di scoprire nuovi prodotti, di apprezzare i progressi tecnologici e di conoscere una nuova cultura industriale. La Fiera Campionaria ha saputo ancheinterpretare e rappresentare le profonde trasformazioni sociali ed economiche, che stavano cambiando profondamente il Paese e che hanno portato alla nascita delle fiere di settore, che progressivamente hanno sostituito il modello di fiera generalista, che proprio nella Campionaria ha avuto la sua massima espressione. Oggi, dopo più di 16 anni, La Campionaria torna a raccontare e a rappresentare il Paese, come cambia e si trasforma, ma con la chiave di lettura della qualità. Nata dall’accordo tra Fondazione Symbola,</font><font face="BodoniMT" size="4"> Fiera Milano S.p.a ed Expocts, </font><b><font face="BodoniMT-Bold" size="4">La Campionaria delle qualità italiane- Fiera della softeconomy </font></b><font face="BodoniMT" size="4">si terrà dal </font><b><font face="BodoniMT-Bold" size="4">22 </font></b><font face="BodoniMT" size="4">al </font><b><font face="BodoniMT-Bold" size="4">25 novembre 2007 </font></b><font face="BodoniMT" size="4">nel nuovo polo fieristico di Rho-Pero.</font><font face="BodoniMT" size="4"></font></p>
<p align="left"><font face="BodoniMT" size="4">Sostenuta dalla Regione Lombardia, dal Comune, dalla provincia e dalla Camera di Commercio di Milano, la Campionaria costituirà una tappa fondamentale della candidatura della città meneghina ad ospitare l’Expo 2015. A cavallo fra passato e futuro, la Campionaria del nuovo millennio rinnoverà la tradizione della fiera generalista e la sua vocazione all’innovazione, ma punterà sulla <b><font face="BodoniMT-Bold" size="4">qualità </font></b><font face="BodoniMT" size="4">come filo conduttore e sul riconoscimento e sulla promozione di un </font><b><font face="BodoniMT-Bold" size="4">nuovo made in italy</font></b><font face="BodoniMT" size="4">, restituendo così la foto di gruppo dell’Italia capace di sfidare il futuro.</font></font></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/vpiersanti.wordpress.com/74/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/vpiersanti.wordpress.com/74/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vpiersanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vpiersanti.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vpiersanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vpiersanti.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vpiersanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vpiersanti.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vpiersanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vpiersanti.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vpiersanti.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vpiersanti.wordpress.com/74/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=74&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Gianni Dominici</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>L’oligopolio telematico non frena gli italiani in rete</title>
		<link>http://vpiersanti.wordpress.com/2007/07/03/l%e2%80%99oligopolio-telematico-non-frena-gli-italiani-in-rete/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jul 2007 12:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vpiersanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[iniziative esterne]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione nella PA]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione nelle famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione nelle imprese]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti in innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[politiche per l'innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[reti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[saperi e competenze]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo locale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[
 Di “Concentrazioni e flussi di potere nelle reti telematiche” si è parlato oggi al Censis a partire da un testo di ricerca elaborato nell’ambito dell’iniziativa estiva del Censis (Un mese di sociale) per discutere e approfondire i temi della società italiana. Sono intervenuti il Presidente del Censis Giuseppe De  Rita, il direttore generale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=72&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h1></h1>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong> Di “Concentrazioni e flussi di potere nelle reti telematiche” si è parlato oggi al <a href="http://www.censis.it">Censis</a> a partire da un testo di ricerca elaborato nell’ambito dell’iniziativa estiva del Censis (Un mese di sociale) per discutere e approfondire i temi della società italiana. Sono intervenuti il Presidente del Censis <em>Giuseppe De  Rita</em>, il direttore generale <em>Giuseppe Roma</em>, e <em>Gianni Dominici</em> responsabile del Settore Innovazione del Censis. </strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"> Nell’ambito delle reti telematiche e mediatiche vi è stata nel nostro paese una considerevole moltiplicazione di soggetti negli ultimi anni:</p>
<p class="MsoBodyText">- nella diffusione delle reti civiche, nel 1996 i comuni capoluogo on line erano il 30% del totale, nel 1999 il 63% e nel 2002 la telematica è stata adottata dal 100% dei comuni capoluogo, e oggi anche dall’86% dei comuni non capoluogo;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">- nello sviluppo di soluzioni open source, già nel 2002 la comunità italiana era, per numerosità, la quarta a livello mondiale subito dopo la Francia, la Germania e gli Stati Uniti;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>- nella diffusione dei blog, d</span>all&#8217;ultima indagine Technorati sull&#8217;universo dei blog (aprile 2007) viene confermato che l&#8217;italiano è la quarta lingua parlata a livello mondiale nei blog, ben lontana dopo il giapponese, l&#8217;inglese e il cinese ma decisamente  più diffusa dello spagnolo, del russo, del francese e del tedesco.</p>
<p class="MsoBodyText">Perché se l’Italia è forte di tante soggettualità tecnologiche e innovative i risultati in termini di sistema, di Paese, sono così modesti?</p>
<p class="MsoBodyText">La percentuale di mercato per la banda larga detenuta da aziende monopoliste o ex monopoliste spesso è ancora abbastanza elevata, e in Italia è pari al 69%, subito dopo la Cina nella quale raggiunge l’83%, e prima di Spagna (al 55%) e Germania (al 51%). Dei quattro operatori di telefonia mobile, dove abbiamo un record mondiale di diffusione, tre sono saldamente in mano ad aziende che hanno la testa all’estero. L’UMTS ha fruttato molto allo Stato nell’asta per le concessioni, talmente tanto che i concessionari non hanno poi investito per realizzare il servizio. Inoltre i dati Ocse al 2007<span>  </span>evidenziano come nella diffusione dell’ADSL l’Italia sia in ritardo rispetto agli altri Paesi e va diffondendosi soprattutto in ambito urbano.</p>
<p class="MsoBodyText">Non è sufficiente, dunque, essere un<span>  </span><span>popolo di inventori</span> se non si completa il “network dell’innovazione” composto anche da chi fa trasferimento tecnologico (i transformers),<span>  </span>da chi finanza l’innovazione (i financiers) e da chi fa da facilitatore ed elemento di connessione tra questi attori (i brokers).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Anche nei media vige un sistema “duale” che oggi appare un po’ inceppato. Da un lato un sistema di emittenti locali e nazionali e di testate giornalistiche variamente ramificate sul territorio che assomma circa 2.700 soggetti, sempre quasi sotto la linea della visibilità. Dall’altro grandi soggetti, oligopolistici, ben visibili e dominanti sulla scena nazionale.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:3pt 0;">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:3pt 0;">Roma, 3 luglio 2007</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/vpiersanti.wordpress.com/72/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/vpiersanti.wordpress.com/72/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vpiersanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vpiersanti.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vpiersanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vpiersanti.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vpiersanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vpiersanti.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vpiersanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vpiersanti.wordpress.com/72/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vpiersanti.wordpress.com/72/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vpiersanti.wordpress.com/72/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vpiersanti.wordpress.com&blog=628247&post=72&subd=vpiersanti&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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